Happy 100th birthday, Woody Guthrie!


Un secolo fa, il 14 luglio del 1912, nasceva ad Okemah, una piccola città dell’Oklahoma,  Woody Guthrie, il più importante cantante di protesta della storia americana, padre della canzone di denuncia sociale, cantore degli oppressi dalla Grande depressione americana e ispiratore di artisti del calibro di Dylan e Springsteen.

Woodrow Wilson Guthrie, così battezzato in onore dell’omonimo governatore del New Jersey che nemmeno tre mesi dopo sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti, era figlio di un onesto lavoratore che per un veloce girar di fortune, passò in brevissimo tempo dall’agio al disastro economico. Woody diventa così un Okie, ovvero un lavoratore stagionale senza fissa dimora che vive di lavori pesanti e saltuari. Fino a che non impara a suonare l’armonica, la chitarra e il mandolino, e si unisce per qualche tempo a un gruppo country, avviando una carriera artistica come cantore della gente comune e delle sue lotte quotidiane per la sopravvivenza. A New York si avvicinerà al piccolo Partito Comunista statunitense, per condividerne l’impegno politico coniugandolo con gli ideali del movimento populista, del socialismo umanitario del carismatico Eugene Victor Debs e delle battaglie per i diritti dei lavoratori condotte dai wobblies, osteggiate dal regime statunitense di Woodrow Wilson.

La musica di Guthrie è folk, i testi sono semplici ma efficaci, polemici e pungenti. Scrive tremila canzoni, incide trecento brani. La più popolare, This Land Is Your Land, è conosciuta soprattutto nella sua versione  edulcorata e patriottica, censurata per poter essere cantata da tutti, anche dai bambini a scuola per celebrare la bellezza di un paese ideale ricco di foreste, campi coltivati, senza confini fisici e culturali. Ma ovviamente non è solo questo. In realtà Woody non ne può più del “God Bless America” e reagisce popolando quegli scenari della verde e sterminata terra americana con gente in fila per il sussidio davanti all’Ufficio Assistenza, che soffre per fame e mancanza di lavoro e che si interroga sul paradosso della proprietà privata. Strofe censurate che Springsteen tuttavia ripropose nella loro integrità già nei live dei primi anni ’80, come grido di denuncia sociale e di voglia di riscatto. E non è un caso che la stessa canzone nella versione “arrabbiata” è stata coraggiosamente scelta da Peter Seeger e dallo stesso Springsteen per il concerto della cerimonia di insediamento di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti, come sprone a ritrovare quei valori di impegno, solidarietà, responsabilità per il superamento della crisi economica e morale che stava nuovamente attraversando l’America. Passi avanti, forse, ce ne sono stati, ma la crisi e la depressione sono ancora lì, e riemergono in tutta la loro drammaticità nei testi dell’ultimo album di Springsteen, Wrecking Ball, concepito nel disincanto del grande sogno americano stroncato dall’attuale crisi.  D’altronde, che Springsteen si inserisca nel solco della protesta tracciato da Guthrie è dichiarato più volte dallo stesso Bruce, come quando nel settembre 1996 sceglie appositamente Cleveland come tappa del tour per partecipare al tributo al grande cantautore americano promosso dalla Rock&Roll Hall of Fame nell’ambito del progetto “Hard Travelin: The Life and Legacy of Woody Guthrie”.

Guthrie ha trasmesso a Springsteen l’onestà intellettuale di chi sa amare il proprio paese pur ammettendo che deve cambiare, di chi lotta per la propria gente, di chi non rinnega le proprie radici culturali e sociali, di chi sceglie di stare sempre dalla parte dei più deboli, di chi ha il coraggio di gridare in faccia alle ingiustizie e di sparare revolverate anche solo attraverso una chitarra.

 E a distanza di cent’anni, il mondo intero è pronto oggi a riconoscergli, ovunque attraverso celebrazioni e tributi, i meriti di chi ha insegnato tanto ma che ha ancora tanto di insegnare.

Thank You and Happy Birthday, Mr. Woody!

~ di pinkcadillacmusic su 14 luglio 2012.

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