Steve Van Zandt riflette sul tour…


Steve Van Zandt, ospite di Tom Cunningham al Bruce Brunch Show domenica mattina su 105.7 Radio Hawk, ha rilasciato un’interessante intervista che ha avuto come oggetto il tour finora svolto, lo speciale rapporto che si è instaurato con il pubblico, attraverso riflessioni personali inerenti il senso profondo di questa ultima esperienza. Ha indicato – come lo stesso Bruce durante i suoi show, d’altronde, ha sempre chiarito – nella crisi economica e morale, nella morte e nella perdita di ciò che amiamo i temi principali dell’intenso dialogo scambiato tre palco e pubblico, che da parte sua ha risposto in modo entusiasmante alla verifica sul campo dell’ultimo album di Springsteen.  Un lavoro davvero convincente, decisamente più coinvolgente per sonorità e argomentazioni, rispetto agli ultimi due che nei leg europei Bruce aveva gradualmente trascurato per lasciare sempre più spazio ai vecchi capolavori e alle richieste. Stavolta è stato diverso.  “È stato davvero qualcosa di speciale -conferma Steve-  più intenso forse rispetto ad altri, proprio per i temi toccati. Il nostro tour è un memoriale a Clarence Clemons e Danny Federici, ma anche a Terry Magovern e Lenny Sullivan e altri che ci hanno lasciati. Ma non è stato un funerale, un tour deprimente, anzi una vera e propria celebrazione della vita…La stessa riproposizione di Jungleland [suonata per la prima volta dalla morte di Clarence il 28 luglio a Göteborg, in Svezia dal nipote Jake Clemons] è stata molto emozionante, abbiamo pensato fossimo pronti per suonarla. Jake era molto commosso e c’è voluta tutta la sua concentrazione per dare il massimo […].D’altronde suonare il sax è un’esperienza fisica molto più complessa rispetto a suonare la chitarra…ma lui ha fatto un lavoro notevole”. Steve continua l’intervista parlando di quelli che, secondo lui, sono stati i momenti più intensi dell’intero tour e di come sia stato inevitabile superare la barriera delle 4 ore “Non guardiamo l’orologio […] ecco perché si sfora…Il nostro lavoro è quello di trascendere il tempo e portare il pubblico altrove per tutto il tempo necessario a che quel dialogo si compia. Questi temi in particolare necessitano di una conversazione più lunga e dunque c’è bisogno di più tempo per affrontarli e contemporaneamente lasciare spazio al divertimento. Sono i temi più importanti della nostra carriera, e non ho mai sentito un tour più importante di questo […]. Stiamo dicendo a persone di tutto il mondo ‘Non siete soli’. Come ci sono arrivato fin qui? Che cosa è successo? La mia vita è andata bene fino ad ora o c’è qualcosa meglio che posso fare? In America come in Europa è molto importante far sentire la gente meno sola e noi parliamo proprio di questo. Il nostro lavoro sta appunto nell’avviare questo dialogo.”

E intanto domani, martedì 14 agosto, il tour riprende al Fenway Park di Boston con due serate consecutive che, come ormai tradizione, promettono due setlist molto diverse….

Noi siamo pronti…staremo a vedere cos’altro si inventerà Bruce per continuare a sorprenderci!

~ di pinkcadillacmusic su 13 agosto 2012.

2 Risposte to “Steve Van Zandt riflette sul tour…”

  1. bella ed intensa iniziativa.

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  2. grazie Steve sei un grande

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