SPRINGSTEEN, VAN SANT E L’AMERICA DELLA CRISI GLOBALE


di Diego Del Pozzo

Dopo l’anteprima mondiale del 4 dicembre al Lincoln Square Cinema di Washington, uscirà il 28 dicembre in poche sale di New York e Los Angeles, per poter concorrere agli Oscar, il nuovo film di Gus Van Sant, “Promised Land”, che sarà poi in distribuzione ufficiale negli Stati Uniti a partire dal 4 gennaio 2013 e in anteprima europea nel concorso della prossima Berlinale.

Matt Damon in “Promised Land” di Gus Van Sant

Protagonisti della pellicola sono Matt Damon e John Krasinski (anche produttori e sceneggiatori, a partire da un’idea dello scrittore Dave Eggers), assieme a Frances McDormand, Rosemarie DeWitt, Scoot McNairy, Titus Welliver e Hal Holbrook. Le loro storie sono inserite nello scenario di una piccola comunità americana che si oppone alle mire di una multinazionale e, dunque, deve fare i conti, in definitiva, con le conseguenze della crisi economica globale. “L’America è un Paese grande e a volte – racconta Gus Van Sant – è difficile definire quale sia la nostra identità. Ciò che ho amato della sceneggiatura di Matt e John è il modo nel quale hanno affrontato grandi temi, ma con umorismo e umiltà, raccontando storie di persone reali, con tutte le loro debolezze e la loro grandezza”.
Come si comprende facilmente già dal titolo e dall’argomento affrontato (simile a quelli cantati nel recente album “Wrecking Ball”), “Promised Land” è un film intimamente springsteeniano, realizzato peraltro da un autore che ha numerosi punti di contatto con la poetica di Bruce. Il rapporto è stato reso esplicito dalla sequenza di un duello al karaoke. “Nel copione originale – spiega Matt Damon – avevo scritto che non avevo alcuna intenzione di cantare il karaoke. Però, ci serviva una scena nella quale il personaggio di John appare e persuade i cittadini. Ed è molto più facile farlo con una canzone. In particolare, che cosa c’è di meglio di una canzone di Bruce Springsteen?”. Il brano in questione è “Dancing in the Dark”, che l’autore ha concesso gratuitamente. “La cosa più divertente – aggiunge John Krasinski – è stata scrivere indicazioni di regia come “Questo personaggio è tremendo al karaoke”. E l’aspetto più eccitante è stato proprio che, dopo tutto ciò, non c’era più bisogno di una particolare abilità nel canto. Poi, quando abbiamo tirato fuori “Dancing in the Dark” di Bruce Springsteen, abbiamo subito realizzato che era la canzone perfetta, davvero fenomenale”.
C’è anche un’altro momento di “Promised Land” che pare fatto apposta per rendere evidente il debito d’ispirazione nei confronti dell’universo springsteeniano: a un certo punto, infatti, c’è una sequenza nella quale Bruce Springsteen viene menzionato durante un dialogo tra i protagonisti. A ulteriore conferma di quanto il rapporto tra Springsteen e il cinema continui a essere fecondo e produttivo e di quanto la settima arte, in particolar modo se deve raccontare l’America oggi, continui a prendere da Bruce e dalla sua poetica.

~ di pinkcadillacmusic su 20 dicembre 2012.

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