FUMETTI: 41 COLPI, OMAGGIO ILLUSTRATO ALLA POETICA DI BRUCE SPRINGSTEEN


41 Colpi(AGENPARL) – Roma, 14 mag – Ancora un fumetto (il terzo) che lo sceneggiatore Marco Peroni e il disegnatore Riccardo Cecchetti traggono da uno degli spettacoli della compagnia Le Voci del Tempo (composta proprio da Marco Peroni e dai musicisti Mario Congiu e Mao). Questa volta lo spettacolo che è stato trasformato in graphic novel è “Il mio nome è Joe Roberts. Un viaggio nell’America di Bruce Springsteen” (per informazioni: www.levocideltempo.it). Dopo i lavori dedicati a Gigi Meroni e Adriano Olivetti (Premio Micheluzzi per la Miglior Sceneggiatura al Festival Internazionale del Fumetto di Napoli – Comicon 2012), dunque, Peroni e Cecchetti tornano in libreria con una storia vera e propria, che unisce con disinvolutra fatti realmente accaduti e pura finzione. I fatti: siamo a New York, nel giugno del 2000, a poche ore dal primo dei dieci concerti di Springsteen in programma al Madison Square Garden. Il rocker ha da poco composto la canzone “American Skin”, in cui è esplicitamente evocato un episodio tragico: l’uccisione da parte delle forze dell’ordine dell’innocente, disarmato, incensurato giovane di colore Amadou Diallo, con addirittura 41 colpi di pistola. L’associazione dei poliziotti di New York e le autorità cittadine hanno fatto pressioni sulla rockstar affinchè desista dall’eseguire dal vivo la canzone, mentre tutti gli agenti sono stati invitati a boicottare il concerto. Come andranno le cose? Ed ecco la finzione: a raccontarlo, nella fantasia degli autori, è proprio un poliziotto, un qualunque “Joe” che assomiglia davvero tanto al protagonista di una vecchia canzone di Springsteen. La sua vita è stata segnata da quella musica. Ci è cresciuto, ci si è identificato fino a diventare con essa una cosa sola. Seduto sui gradini del Madison, Joe decide di entrare e stare dalla parte del rocker. Egli sa che dalla scelta che Springsteen dovrà prendere di lì a poco – suonare o non suonare “American skin” – dipendono tutti i suoi sogni e forse la sua stessa sopravvivenza.

La particolarità di “41 colpi”. La graphic novel ci consegna uno Springsteen diverso, per una volta non celebrato, non spiegato, non esibito, bensì “evocato” con parole e immagini spiazzanti. Giunti al loro terzo lavoro assieme, lo sceneggiatore Marco Peroni e il disegnatore Riccardo Cecchetti rifuggono ogni clichè: se con il libro dedicato a Gigi Meroni erano riusciti a non parlare della morte del giovane calciatore; se con quello dedicato ad Adriano Olivetti avevano evitato qualunque facile nostalgia scaraventando il racconto addirittura nel 2061, con “41 colpi” i due autori onorano la poetica del rocker più famoso del mondo senza farlo vedere nemmeno una volta. Eppure, facendolo vedere ancora di più. Protagonista indiscussa è la poetica di Springsteen, non il suo corpo, né il suo successo, né tantomeno la sua vita. In questo, “41 colpi” è la più springsteeniana delle opere. Come Peroni e Cecchetti fanno dire al poliziotto Joe all’inizio del suo lungo, fulminante monologo sui gradini del Madison Square Garden: “Questa è stata la tua rivoluzione, Bruce… Persone e non personaggi”. Con un lungo prologo, Springsteen è piuttosto inserito a pieno titolo all’interno di una grande narrazione americana che in Woody Guthrie ha uno degli esempi più alti e incorruttibili.

Canzoni contro la guerra – American Skin (41 Shots)

~ di pinkcadillacmusic su 15 maggio 2013.

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