MY PEOPLE: Bruce e l’Italia


Scrivere di eventi quali quelli ai quali abbiamo appena assistito può avere vari sensi:

a) report informativo, del tipo: “il concerto è iniziato alle ore…la set list ha previsto….” –un po’ freddino ma d’obbligo per chi come noi ambisce a fare informazione. Buone possibilità di riuscita.

b) descrittivo, del tipo: “quello a cui abbiamo assistito è stato fantastico, memorabile, incredibile….”- molto molto difficile dal momento che “raccontare” l’irrenarrabile e per di più in modo non scontato (in considerazione del fatto che TUTTO quello che si può dire sui live di Bruce è stato già detto, tutti gli aggettivi sono stati già usati) al 70% lascia l’amaro in bocca e il senso del fallimento. Scarse possibilità di riuscita.

c) liberatorio, del tipo: “graaaaande, grazie Bruuuce!!!! ho passato momenti incredibiliiiii, mio dio, e ora come facciooo? chi vende biglietto per la prossima data? Vi pregoooo!!!!” : molto facile…basta lasciarsi andare e accettare senza freni inibitori tutto ciò che la mente e la bocca riescano a vomitare, in preda ancora a tremori e convulsioni post concerto. Buone possibilità di coinvolgimento.

d) razionalizzatore, del tipo: “ma mi rendo effettivamente conto di quello che ho vissuto?… meglio buttare fuori emozioni, prima di finire col credere di aver vissuto un sogno”: abbastanza facile… non c’è particolare ricerca formale e lessicale…si scrive per se stessi, nel tentativo di rivivere il più possibile quelle emozioni e prolungarne il godimento. Ottime possibilità di riuscita.

e) ecumenico, del tipo: “ma come fate a non capire che almeno una volta nella vita è un’esperienza che va vissuta??? quello che succede sul palco è qualcosa-di-unico-che-cambierà-la-vostra-vita” – piuttosto difficile: le conversioni sono eventi rari, come i miracoli. Talvolta si finalizzano nel cosiddetto “battesimo del concerto” che generalmente coinvolge piccole comunità di springsteeniani che usano raccogliersi intorno all’iniziato con i “vedrai!” e poi con gli “hai visto?!!?”, pacche sulle spalle, sguardi di intesa e condivisione a gogò. Rare ma gratificanti possibilità di riuscita.

Stavolta, non commenteremo setlist, non parleremo di musica né di statistiche, di preshow né di tour premiere; non di “brothers on the road”, non cercheremo di convincere chi inspiegabilmente ancora si ostina a “restarne fuori” e che peraltro men che mai si troverebbe a leggere questo commento; non perderemo tempo a ricercare nuove espressioni e coniare nuovi valori da attribuire a Springsteen. Tutto già detto.  Non c’è commento che possa arrivare a descriverne le sensazioni, non c’è volto prima-durante-e-dopo che non incarni l’essenza stessa della felicità. Si prova imbarazzo a parlare di “concerti”, scoprendo da subito la riduttività del termine. C’è qualcosa che avviene, che si epifanizza ogni sacrosanta volta che Bruce sale sul palco che va ben oltre il “sincero apprezzamento tecnico” per lo spettacolo che si proietta sul palco o il brividino lungo la schiena per la  sempliciotta emozione di un coro ben riuscito…quelle sono banalità da “concerti”, semmai anche “bei concerti” di “bravi artisti”… MA NON C’ENTRANO NULLA con Bruce! Mio dio, non scherziamo!!!|

Un live di Springsteen ha più a che fare con un’esperienza trascendentale che con un evento musicale. Probabilmente dopo eventi del genere sarebbe meglio meditare in silenzio sul significato da attribuire alle nostre esistenze… Ma siamo ancora in piena sbornia e si sa che da ubriachi si parla, si parla, si parla… difficilmente per dire cose sensate, rischiando anzi di ripetere sempre le stesse frasi postconcerto.

E dunque, ancora sotto gli effetti dell’ubriacatura, aggiungiamo al fiume di parole già spese..giusto una  piccola nota, non che sia stata poco sottolineata in questi giorni, ma che è opportuno rimarcare ancora una volta con caratteri cubitali ed evidenziatore: Bruce e l’Italia. Molto si è detto su “Bruce e Milano”, considerato il rapporto straordinario che ormai si è stretto con San Siro, che per ben 5 volte lo ha accolto tra le sue spire avvolgenti (che addirittura a volte appaiono troppo piccole per contenere tutto questo) regalandoci momenti indescrivibili, forse i più densi di gioia della nostra carriera di springsteeniani. Ma non c’è dubbio che, per quanto “San Siro-è-San Siro”, la love story tra Bruce e l’intero nostro paese sembra ormai più che consolidata. Sarà anche quel sangue nostrano che gli scorre nelle vene, sarà il suo rapporto speciale con la madre di origine vicana, sarà quella passionalità festaiola e sanamente bordellara, così meravigliosamente coinvolgente tipicamente italiana,  ma quel che è certo è che quella tra Bruce e l’Italia è davvero una storia a parte. La scintilla scoccata il 21 giugno 1985, in quel lontanissimo Born in The USA Tour che ce lo portava a casa per la prima volta, è divampata come un incendio lasciandoci “accecati dalla luce”, o meglio… irrimediabilmente fottuti per il resto della nostra esistenza. Una storia d’amore a prima vista, più volte dichiarata, maturata in quasi trent’anni attraverso più di 40 appuntamenti tutti attesi come il primo, o forse ancor di più, con amore  e passione, affiatamento e sintonia, emozione e commozione che ogni volta si consumano in un rapporto amoroso tra Bruce e il pubblico italiano che ha un unico solo possibile termine: EPICO.

Abbiamo assistito all’intensità dell’abbraccio tra Bruce e la “sua gente” nella suggestiva piazza di Napoli, alla magia della notte di Born To Run a Padova con perle rare che difficilmente riascolteremo, alla potenza travolgente della festa di San Siro, che ci ha riportato alla mente l’emozione della prima volta, ma vissuta oggi con maggior coralità, maturità e consapevolezza, all’incommentabile show di Roma: uno dei più bei live della storia del Rock, qualcosa di leggendario e grandioso, con una setlist da delirio ulteriormente impreziosita dalla presenza di uno dei pezzi più agognati dai fans di tutto il mondo. Una promessa mantenuta. Una promessa fatta probabilmente tra sé e sé – non dichiarata apertamente – dopo il concerto di San Siro, o meglio dopo che quell’ “OUR LOVE IS REAL” era apparso magicamente sugli spalti facendolo commuovere profondamente. E quella scritta, proseguiva con un’altra più piccola che recitava “New York City Serenade”, che esprimeva una richiesta dei fans tanto bella quanto difficile da esaudire. E infatti osavamo sperarlo, osavamo sognarlo, ma sapevamo bene – perché era stato proprio Bruce a ribadirlo – che “NYC Serenade” è un pezzo che neanche una super band come la E Street Band può improvvisare. Ma Bruce “ha preso nota”, ha chiamato la nutrita sezione di archi dell’orchestra sinfonica di Roma, ha ristudiato il pezzo con tutta la “band ampliata”, e ha VOLUTO dar vita un nostro sogno regalandoci una delle più forte emozioni che un fan possa mai anche solo immaginare di poter vivere: una perla di una bellezza assoluta, struggente e intensa lasciandoci senza fiato e parole ma solo tante lacrime di commozione. Ma al di là della solennità del pezzo, è quel mantener fede a una promessa tra sé e il suo pubblico, di cui l’amico Roberto si è fatto coraggiosamente interprete, che ci deve far ancora una volta riflettere. Se non l’avesse eseguita, avremmo giustificato la sua scelta, come le volte precedenti,  comprendendo tutti la portata della richiesta; saremmo tornati a casa in pieno delirio ed esaltazione come sempre, commentando con la voce rimasta la grandiosità del concerto; ci saremmo abbracciati e sentiti felici e appagati come sempre dopo ogni concerto di Bruce. E invece no: lui nel frattempo aveva studiato il modo di accontentarci, di rispettare un impegno… mai apertamente dichiarato,  abbracciando consapevolmente tutta la complessità che tale impegno avrebbe comportato, così… solo per farci felici una volta in più. Ma ci rendiamo conto? E soprattutto lui …si è reso conto di quello che ci ha regalato? Solo ripensare a quell’esecuzione mette i brividi. Solo immaginare la motivazione che lo ha spinto a realizzarla fa sgorgare lacrime a fiotti. Esserci non ha commenti, solo questo: andava ascoltata in ginocchio.

Quattro date, quattro setlist diverse in quattro scenari diversi ma un’unica interminabile dimostrazione di fede assoluta e reciproca in un’unica immensa portentosa house party che ha unito vicini e lontani, vecchi e bambini, genitori e figli, tutti scossi da una taumaturgica onda energetica che dal pit si è trasmessa fino alla fila più distante del prato e poi dal basso in alto fino all’ultimo anello di tribuna e oltre. E il miracolo avviene ogni volta: la storia unica e personale di ognuno di noi – con  i suoi  hope and dreams, i suoi problemi, il suo vissuto – si fonde a quelle di migliaia di altre persone che guardano nella stessa direzione e cantano sotto lo stesso cielo. Incredibile: ovunque andiamo, Bruce ci fa sentire a casa!

Grazie, Bruce, ti vogliamo tanto, ma tanto bene.

~ di pinkcadillacmusic su 14 luglio 2013.

7 Risposte to “MY PEOPLE: Bruce e l’Italia”

  1. Beh … Per chi ha lavorato con tanti ragazzi alla notte magica di San siro ed al sogno di Roma che dire…
    Grazie Bruce e grazie ai miei grandi amici di Pink che più di tutti mi hanno appoggiato dall’inizio…,uno di voi….
    Roby

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  2. non riesco a smettere di pensare l’esperienza vissuta a Roma ,,,,è indescrivibile , non puoi raccontarlo perchè è difficile esprimerti

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  3. Io c’ero!
    E c’ero anche a San Siro e Padova!
    Ma……..non riesco ancora a credere a quello che ho visto ed ascoltato!
    Ho vissuto un Sogno……
    Impossibile da descrivere!

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  4. solo chi c’era può provare ma dico ! solo provare ! a far capire cosa è successo giovedì, a chi non c’era

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  5. io non dico nulla, dico solo che c’ero❤

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  6. Dall’altra sera mi resta solo un desiderio … dire Grazie a chi ha dato il via a tutto questo … a chi ha aggiunto quella piccola scritta NYCS ad una grande dichiarazione d’amore … Si …OUR LOVE IS REAL … ma lui ci ha mostrato che è davvero ricambiato …. Grazie di cuore a chi ha fatto quella scritta … Mi ha regalato una grandissima ed indimenticabile emozione….

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  7. E’ da due giorni che piango senza sosta.
    Non riesco ancora a crederci, e come te, penso ininterrottamente a quella canzone e da cosa è nata. Lui l’ha fatta per noi, non ha voluto lasciare inascoltata la dichiarazione d’amore di Milano, e anzi, è stato lui a farci una dichiarazione d’amore che non ha precedenti in nessun’altra storia. Milano è stato il culmine del nostro amore per lui, Roma è stato il più grande, immenso, eterno gesto d’amore che un uomo potesse farci, un uomo innamorato, di noi, della musica, della vita in tutta la sua complessità.

    Io non credo che mi riprenderò più. Quest’uomo ha dato un senso alla mia vita.

    Grazie per le splendide parole🙂

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