Happy Birthday Mr Tom Waits


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Tom Alan Waits (Pomona, 7 dicembre 1949) e Bruce

IL FASCINO DEL CANTAUTORE TOM WAITS

Tom Waits, voce che spiazza i luoghi comuni

Chi e’ Tom Waits? E’ innegabile che alcune delle risposte canoniche, scontate, non siano certo prive di fondamento, come la cronaca e i luoghi comuni. Ma come nella cronaca e nei luoghi comuni, chi cerca di avvicinarsi alla verita’ non deve fermarsi alle prime risposte, ma scavare. Che abbia oltre 50 anni e’ il dato piu’ incontrovertibile, che si legasse di amicizia con Charles Bukowski altrettanto vero. Che con lo scrittore maledetto privilegiasse il mondo dei perdenti e dei perduti, che avesse relazioni con la Beat generation, altrettanto vero. Come e’ vero che ha collaborato con Bob Wilson. La cronaca, i fatti. Ma attenzione a non creare legami automatici: la voce sfugge a ogni cattura, ogni poetica, Tom Waits non e’ il gemello di Bukowski, non e’ un poeta beat, non un uomo di spettacolo d’ avanguardia, perche’ e’ prima di tutto una voce. Cosi’ com’ e’ vero che il suo mondo rappresenta l’ America degli sconfitti, dei falliti. Ma io mi domando: qual e’ il cantante rock americano, o il regista americano dagli anni ‘ 60 in poi che non parli da quella parte del Paese, che non celebri il rito della critica come suprema idea di costruzione molecolare della comunita’ ? Molti, schematicamente, contrapposero il suo mondo sporco e rauco, ubriaco, lacero e “fatto” a quello americano ed energico di Bruce Springsteen. Con il risultato di trovarsi poi spiazzati di fronte a “The ghost of Tom Joad”, il disco del “Boss”, dove parlano gli sconfitti e gli umili, i disperati, come agli inizi. In verita’ , anche in quel caso la voce spiazza etichette, poetiche, visioni del mondo; Springsteen non puo’ non essere sofferenza, perche’ se non fosse non sarebbe voce, ma Tom Waits, per le stesse ragioni, non puo’ non essere anche gloria, la gloria polverosa che nasce dall’ accumulazione franta dei disagi e dei dolori, il canto dell’ esistenza nonostante tutto. Il Paese di Shakespeare e quello di Whitman vedono nascere nella seconda meta’ del nostro secolo grandi voci che non e’ possibile catalogare rigidamente in un genere: Marianne Faithfull, Bruce Springsteen, Patti Smith, Van Morrison, Lou Reed, l’ inarrivabile Janis Joplin. Rock, ma non soltanto blues, soul a volte, altre volte un background folk, spesso su rombi e rumori metropolitani, Tom Waits e’ una di queste voci che cantano archetipiche dal fondo, voci nate nei Paesi del teatro elisabettiano e della poesia che si fa inno, non a caso voci che narrano, superando la distinzione fra scrittura e voce che segna il mondo occidentale. Nel mondo africano e’ difficile separare nettamente poesia, canto, voce, rito, preghiera, nel nostro tutto e’ rigorosamente distinto. Nel bene e nel male. Ma nell’ uomo esiste la nostalgia, cioe’ la presenza, di un mondo in cui la voce e il suo racconto si identificano. Tom Waits e’ una di queste voci. Nessuna gabbia intellettuale riuscira’ mai a catturarlo. L’ amore per l’ automobile, il fascino infantile per la meccanica, il motore, la propensione per la notte con i suoi drammi e i suoi spesso alcolici fantasmi sono forme di amore al mondo afferrato per raccontarlo. Ma tutto passa grazie alla sua voce, che alcuni si compiacciono di definire devastata dagli stravizi. Puo’ mai pensare, una persona seria, che un angelo canti come Bocelli, o come la menagramo di Titanic? La voce di Tom Waits e’ la voce degli angeli che, se esistono, non suonano l’ arpa in cielo come nei sogni di cartapesta, ma vivono tra lo spazio celeste e le nostre voci di feriti, tra i voli degli uccelli e lo sferragliare dei tram e il rumore del traffico, tra l’ urlo delle sirene e il rantolo dei morenti, ma anche le parole d’ amore e le esclamazioni di gioia pronunciate in lingue che a volte s’ intendono solo per il tono, per il suono nascosto. “Ha una voce inconfondibile” diciamo di un poeta o uno scrittore di alto livello. Ma quando cio’ accade, noi non percepiamo l’ identita’ di quell’ autore, noi scopriamo la nostra: la sua voce rende unico, inconfondibile, ognuno di noi stessi, dopo averci confusi e commisti. Quella di Tom Waits, come la voce in origine, diviene personale dopo un lungo tirocinio di vita, ma non perde memoria di quel primo vagito in cui ogni voce e’ comune e identica. Saranno le storie, poi, a individuarla. E in lui, piu’ che in altri, voce e storie sono inscindibili. Come forse era all’ inizio, quando qualcuno comincio’ a cantare per lenire il dolore ad altri, e per farlo non poteva che parlare di quanto aveva visto. Che la sua voce rendeva comune e fraterno.

di ROBERTO MUSSAPI

~ di pinkcadillacmusic su 7 dicembre 2013.

Una Risposta to “Happy Birthday Mr Tom Waits”

  1. Un mito , una leggenda , un amore…
    Happy birthday , my Tommasino!

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