Bruce Springsteen: ecco i libri che ama di più


Springsteen immerso nella lettura del libro di Filosofia "ExeminedLives,. From Socrates to Nietzsche" di James Miller

Springsteen immerso nella lettura del libro di Filosofia “Exemined Lives. From Socrates to Nietzsche” di James Miller

Che il Boss abbia imparato più da “una canzone di 3 minuti che dalla scuola”, come canta in No Surrender, si sa…ma che la sua formazione artistica si sia arricchita nel tempo di riferimenti letterari è ormai indiscutibile a tal punto, che oggi  il suo lavoro, sempre più frequentemente oggetto di studi specifici, compare spesso associato ai Melville, Whitman, Steinbeck, Faulkner, Masters e ai mostri sacri della letteratura americana.

In un’intervista a The New York Times è stesso Bruce a rivelarci il peso che ha avuto e ha la letteratura sul suo lavoro e sulla sua vita,  gli autori che lo hanno maggiormente influenzato e i libri che ha letto con maggior interesse, dalla cosmologia alla filosofia, dalla letteratura russa a Philip Roth, da Cormac McCarthy a Richard Ford …

Traduzione dell’articolo Bruce Springsteen: By the Book in Sunday Book Review- “​New York Times” del 30 ottobre  2014

Quali libri sono attualmente sul tuo comodino?  

Ho appena finito “Moby Dick”, dal quale per molto tempo mi sono tenuto alla larga a causa della sua notoria difficoltà. L’ho trovato una bellissima storia di avventura di un ragazzo neanche poi così particolarmente difficile da leggere. Attenzione: si impara molto più sulle balene di quanto tu abbia mai desiderato saperne. E comunque, ho desiderato che non finisse. Inoltre, “L’amore ai tempi del colera” di Gabriel García Márquez. Semplicemente ha toccato tanti aspetti dell’amore umano.

Chi è il tuo scrittore preferito di tutti i tempi, e quello preferito ancora vivente?

Mi piacciono i russi, i racconti di Cechov, Tolstoj e Dostoevskij. Non avevo mai letto nessuno di loro fino a quattro anni fa e li ho trovati dalla psicologia assolutamente moderna. I miei preferiti: “I fratelli Karamazov” e, naturalmente, “Anna Karenina”.  I miei preferiti attuali: Philip Roth, Cormac McCarthy e Richard Ford. Quelli difficili da battere sono: “American Pastoral,” “I Married a Communist” e “Sabbath’s Theater.” “Blood Meridian” di Cormac McCarthy resta un punto di riferimento nella mia lettura: è quella combinazione di Faulkner e spaghetti western di Sergio Leone che mi ha folgorato. Amo il modo in cui Richard Ford scrive del New Jersey: “The Sportswriter”, “Independence Day” e “The Lay of the Land” sono tutti ambientati nei miei luoghi preferiti e, oltre ad essere struggenti e divertenti, dipingono perfettamente il Jersey Shore.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti del New Jersey?

Roth per il suo osceno, violento umorismo, l’eccellenza e la longevità. Ford, come ho già detto; e, naturalmente, Walt Whitman mi piace abbastanza. L’estate mi fa sempre venire la voglia di prendere “Leaves of Grass” e sedermi fuori la veranda per un po’. Mi rende più felice.

Quale libro, se ce n’è uno, ha maggiormente influenzato la tua decisione di diventare un cantautore e musicista o ha contribuito alla tua formazione artistica?

Ho saltato la maggior parte delle università, diventando un musicista di strada, quindi ho cominciato a leggere sul serio verso i 28 o 29 anni. Poi ci sono stati Flannery O’Connor, James M. Cain, John Cheever, Sherwood Anderson e Jim Thompson, il grande scrittore noir. Questi autori hanno contribuito notevolmente all’evoluzione che la mia musica ha avuto tra il 1978 e il 1982. Hanno dato un orientamento e un’oscura sollecitazione alla mia scrittura, hanno ampliato i miei orizzonti verso ciò che si può fare con una canzone e sono ancora la pietra angolare per ciò che cerco di realizzare oggi.

Chi sono i tuoi musicisti-scrittori preferiti? Il tuo libro di memorie preferito di un musicista?

Non ho dimestichezza con i musicisti/scrittori, ma per quanto ricordi, è difficile da battere l’amore per la musica che traspare in “Life” di Keith Richards. Ho anche trovato l’autobiografia di Eric Clapton sorprendentemente rivelatrice e commovente. Ovviamente mi è piaciuto molto “Chronicles” di Bob Dylan. Mi ha fatto sentire orgoglioso di essere un musicista.

Quali libri saremmo sorpresi di trovare sui tuoi scaffali?

Ho letto molto sulla cosmologia e una discreta quantità di testi di losofia. Mi piace anche leggere di baseball e ho appena finito l’autobiografia di Mariano Rivera. Riguardo la cosmologia, “Lonely Hearts of the Cosmo” di Dennis Overbye, è stato uno dei miei preferiti. Vi trovo gli uomini e le donne che lottano in cerca di risposte alle più profonde domande sulla liberazione. Inoltre ridimensiona tutti i piccoli problemi che possono sorgere durante la giornata. Il libro che mi ha convertito alla filosofia è “The History of Western Philosophy” di Bertrand Russell. Ho appena finito “Examined Lives” di Jim Miller [nella foto] e “How to Live; Or A Life of Montaigne” di Sarah Bakewell.

Quali sono i migliori libri sulla musica che hai letto?

In cima alla mia lista rimane “Mystery Train” di Greil Marcus, seguito subito dopo da “Last Train to Memphis”  di Peter Guralnick. Includerei anche “Chronicles” di Dylan e un recente libro di Daniel Lanois, “Soul Mining”, che va a fondo nel come fare musica come nessun altro libro io abbia mai letto. “Sonata for Jukebox” di  Geoffrey O’Brien  ha alcuni bei capitoli, in particolare quelli riguardanti la carriera di Burt Bacharach.

Qual è l’ultimo libro che hai letto che ti ha fatto ridere?

“The Lay of the Land” di Richard Ford

L’ultimo libro che ti ha fatto piangere?

“The Road” di Cormac McCarthy

L’ultimo libro che ti ha fatto arrabbiare?

“Too Big to Fail” di Andrew Ross Sorkin; “The Big Short” di Michael Lewis e “Someplace Like America” di Dale Maharidge, con fotografie di Michael S. Williamson. Questi sono alcuni dei libri che ho letto sul recente crollo finanziario e ho contribuito alla prefazione di “Someplace Like America”. L’indignazione verso la criminalità e la sregolatezza descritta in questi libri ha portato direttamente al mio album “Wrecking Ball”.

Che tipo di lettore eri da bambino?

Il primo libro che ho letto è stato “Il mago di Oz”, una pigra estate sul mio portico anteriore sulla Randolph Street nel New Jersey. Mi ricordo di essermi entusiasmato per il libro e per la lettura in se stessa. Nel corso del tempo il mio personaggio più amato è diventato proprio il grande e potente Oz. E’ riassumibile in quella grande citazione che è nel film, ma non nel libro: “Non prestare attenzione all’uomo dietro la tenda.” Una delle grandi citazioni della letteratura americana.

Se dovessi scegliere il libro che ti ha reso oggi quello che sei, quale sarebbe?

E’ difficile sceglierne uno, ma i racconti di Flannery O’Connor hanno avuto un forte impatto su di me. In loro si poteva sentire l’inconoscibilità di Dio, i misteri immateriali della vita che confondono i suoi personaggi e che trovo al mio fianco tutti i giorni. Contenevano l’oscura goticità della mia infanzia e mi ha fatto sentire fortunato di sedere al centro di questo vorticoso puzzle nero, con le stelle roteanti intorno alla testa e la terra a stento sotto di noi.

Devi invitare a una cena letteraria tre scrittori. Chi è inviti?

Philip Roth, Keith Richards, Tolstoj – e uno in più, Bob Dylan. Ci sarebbe un bel po’ di esperienza di vita e il parlare in diverse lingue sarebbe meraviglioso.

Su quali libri ti trovi a tornare continuamente?

Non leggo molti libri due volte, ma i romanzi di Jim Thompson – un concentrato di potere sporco, implacabile violenza e purezza – mi attirano sempre una seconda volta. Sono tra i più psicologici scritti criminali mai fatti. Amo James M. Cain e Elmore Leonard, ma Jim Thompson occupa un posto speciale nel mio cuore.

Che libri ti imbarazza non aver ancora letto?

Ho letto “The Grapes of Wrath” molto tardi, molto tempo dopo che avevo scritto la canzone “Ghost of Tom Joad”. Tuttavia, ha finito per essere tutto quello che avevo sperato che fosse. Non ho ancora letto “East of Eden” e mi piacerebbe.

Qual è il prossimo libro che hai intenzione di leggere?

Mi è piaciuto molto “The Adventures of Augie March” di Saul Bellow e qualcuno mi ha dato “Henderson the Rain King” che dunque può essere il prossimo.

~ di pinkcadillacmusic su 2 novembre 2014.

2 Risposte to “Bruce Springsteen: ecco i libri che ama di più”

  1. Ogni mese ha il suo Dio e per novembre su Musicanidi il nostro Dio sarà Bruce Springsteen! Kindly for your info folks! Stand on it!

    Il vostro qui sopra gra bel pezzo!

    http://musicanidi.blogspot.it/2014/11/i-cani-guaiscono-perche-capiscono-bruce.html

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  2. Favolosa curiosità..grazie infinite!
    Vi adoro..

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