Bruce Springsteen, 11 Aprile 1993 Stadio Bentegodi – Verona


Accadde oggi!

verona 11-4-2003

il Boss invecchia ma e’ sempre autentico

ieri sera concerto di Springsteen allo stadio Bentegodi di Verona.

Nell’ umida serata di Pasqua la rockstar strega il Bentegodi per quasi 3 ore. Replica a fine maggio a Roma.

A Verona Springsteen dosa la sua energia senza privare di emozioni vere 25 mila fans. Aveva davanti a se’ venticinquemila persone mezze intirizzite e un po’ immalinconite dall’ aria livida, umida di pioggia. Ma Bruce Springsteen e’ riuscito con il suo rock leggendario a trasformarle, ad una ad una, in caldaie surriscaldate d’ emozioni, ha procurato loro gioia e commozione. Al “Boss” riesce sempre di rinascere sul palco, circondato dai suoi fan, anche se e’ raffreddato e acciaccato come e’ accaduto l’ altra sera, giorno di Pasqua, allo stadio Bentegodi di Verona. Si resta abbagliati dalla sua presenza, dal suo essere autentico, reale, spontaneo. Unico nel panorama plastificato e vanesio del rock, proprio per la sua straordinaria forza comunicativa, per la sua carica umana. Springsteen catalizza l’ attenzione senza ricorrere a nessun artificio, a nessuna trovata kolossal: lui, la scena . nera e spoglia, due maxi schermi ai lati . la riempe semplicemente arrovellando le corde della chitarra e strappando la sua voce inconfondibile, a cominciare dalla storica “Darkness on the edge of town”, datata 1978. Nessuna forzatura spettacolare, nessun parco luci roboante, Springsteen sceglie l’ essenzialita’ , e nella semplicita’ brillano i suoi disarmanti e poetici gioielli musicali. Non ci sono che lui e il suo rock, dolce e violento, dolente e crudo, anche in questa nuova serie di concerti che sta affrontando in Europa (in Italia tornera’ il 25 maggio al Flaminio di Roma). Siamo ancora all’ inizio e intona “Desire”, canzone composta nell’ 84 e mai incisa, per poi affrontare sul serio l’ annunciato duetto con il giamaicano Jimmy Cliff (di scena piu’ tardi nella vicina Brescia): cantano “Time will tell” nel segno di Bob Marley. Quindi inanella “Better days” e “Lucky town”. Va indietro nel tempo con “Atlantic City” e “Badlands”. S’ insinua sotto la pelle il suo canto con “Many rivers to cross” (di Jimmy Cliff) e nel suo classico “My hometown”. Fa faville per le velocissime “Leap of faith”, “Man’ s job” e “Roll of the dice”. Certo, Springsteen non scalpita e corre piu’ come una volta, il tempo non rispetta neanche un mito come lui. Cavalca il palco come gli permettono i 44 anni che compira’ a settembre, spende l’ energia che puo’ , macinando comunque metri in lungo e in largo, su e giu’ dai gradoni che lo conducono al proscenio, gettandosi tra le braccia dei fan. Non sembra piu’ inesauribile fisicamente, ma riesce a reinventarsi e a sprigionare la quintessenza del suo talento per quasi tre ore (seppure con un intervallo sfiancante di quaranta minuti). E non ha piu’ la sua epica E Street Band, continuano a notare alcuni inconsolabili, ormai dall’ anno scorso, da quando cioe’ Springsteen e’ ritornato sotto i riflettori sull’ onda di due nuovi dischi, “Human touch” e “Lucky town”. Ma che senso ha pretendere di “congelare” un’ artista in una certa situazione? E comunque, anche quelli che mugugnano sulla sezione ritmica che perde colpi non possono fare a meno di vibrare, soprattutto nei frequenti momenti in cui suona acustico la chitarra e l’ armonica. Stavolta niente duetti, come l’ anno scorso al Forum, con Patti Scialfa (la mamma dei suoi due figli che e’ restata a casa), sulle note di “Human touch”: a dargli manforte, come per altri brani, cinque vocalist. Springsteen incastra “Who’ ll stop the rain” (dei Creedence Clearwater Revival) tra la sua magnifica pietra miliare “The river” e la nuova esposiva “Real world”. E l’ apoteosi con inni sempre attuali come “Because the night” e “Born in the USA”. “Vi ringrazio tutti, miei fratelli e sorelle italiani!”, urla a tutti il “Boss”. E per concludere la sua “liturgia” tira fuori una serie di “pezzi da novanta”: “Hungry heart”, “Glory days”, “Thunder road”, “Born to run”, “My beautiful reward”. Manca un quarto a mezzanotte, la folla lo acclama, lui batte il dito sul polso a indicare “tempo”. Ma non ci vuole molto per fare breccia nella sua generosita’ , si soffia il naso e regala “Rockin’ all over the world” (di John C. Fogerty). Poi e’ davvero buonanotte con la vitalita’ di “Working on the highway”.

 

(13 aprile 1993) – Corriere della Sera

110499-verona-setlist-jnd11 Aprile 1993 – Verona – Stadio Bentegodi

  1. Darkness On The Edge Of Town (acoustic)
  2. Adam Raised A Cain (acoustic)
  3. This Hard Land (acoustic)
  4. Time Will Tell (con Jimmy Cliff)
  5. Better Days
  6. Lucky Town
  7. Atlantic City
  8. 57 Channels (And Nothin’ On)
  9. Badlands
  10. Many Rivers To Cross
  11. My Hometown
  12. Leap Of Faith
  13. Man’s Job
  14. Roll of the dice
  15. I’m On Fire
  16. Because The Night
  17. Prove It All Night
  18. Human Touch
  19. The River
  20. Who’ll Stop The Rain?
  21. Souls Of The Departed
  22. Born In The USA
  23. Light Of Day
  24. Hungry Heart
  25. Glory Days
  26. Thunder Road
  27. Born To Run
  28. My Beautiful Reward
  29. Rocking All Over The World
  30. Working On The Highway

verona93

 

verona933

 

~ di pinkcadillacmusic su 11 aprile 2015.

Una Risposta to “Bruce Springsteen, 11 Aprile 1993 Stadio Bentegodi – Verona”

  1. ….so’ passati solo venti anni……niente !!!!…..Io c’ero….gia’ lavoravo a Roma, il sabato a Napoli per Napoli-Samp, poi un salto a Verona…..Pasqua con il BOSS…..ne valse la pena (anche senza E-STREET….) ….come sempre…..

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