Bruce Springsteen premia Pete Townshend alla MusiCares MAP Fund: ecco il discorso


 

pete townshend

Pete Townshend è stato premiato giovedi notte a New York durante l’11° anniversario del  benefit MusiCares MAP Fund, un’associazione che aiuta i musicisti a sconfiggere  le dipendenze. Townshend si esibito con la formazione degli  Who  al completo, con John Corey (pianoforte), Loren Gold (tasti), Pino Palladino (basso), Frank Simes (tastiera), Zak Starkey (batteria) e Simon Townshend che ha accompagnato il fratello alla chitarra.

Il manager Bill Curbishley, che ha lavorato con artisti come gli Who e Judas Priest, ha ricevuto il MusiCares From the Heart Award, introdotto da Doug Morris presidente della Sony Music Entertainment. Un ulteriore contributo al concerto è stato fornito dagli organizzatori della DJ AM Memorial Fund, impegnata  anch’essa concretamente contro la tossicodipendenza e  l’alcolismo attraverso la creazione di gruppi di sostegno e una rete di stazioni turistiche sicure per i musicisti on the road che frequentano i corsi di recupero.

Il premio Stevie Ray Vaughan a Townshend è stato consegnato direttamente dalle mani di  Bruce Springsteen. La serata è stata ricca di tributi musicali agli Who, con performance di Joan Jett, Billy Idol, Willie Nile,  il chitarrista dei Foreigner Mick Jones e tanti altri artisti. Springsteen si è unito alla band per un intro entusiasmante su “My Generation”, “Will not Get Fooled Again”  e gran parte della setlist. Altri punti salienti della serata sono stati senza dubbio la potente versione di Jett di “Summertime Blues”, “I Can’t Explain ” e quelle di Idol di “Who Are You” e “The Real Me”. Springsteen ha introdotto gli Who con un discorso, come è suo solito, allo stesso tempo divertente e commovente mente, sottolineando l’influenza di Townshend sulla propria musica. Il rocker ricorda di aver visto gli Who aprire per gli Herman’s Hermits alla fine del 1960 e, allora  sedicenne, cercò di emularli distruggendo un vaso di fiori, dopo uno dei suoi primi spettacoli. “Pete è riuscito a prendere il lavoro sporco del rock & roll e in qualche modo a renderlo spirituale trasformandolo in una missione”, ha detto Springsteen. “Pete, io sono qui per dire, grazie non solo a… Who’s Next and Who Are You, but who I am.”[gioco di parole: Chi sarai, Chi sei , ma Chi sono io.”

Discorso di Bruce Springsteen per introdurre Pete Townshend al MusiCares MAP Fund Benefit:

“Grazie. Pete sta per ricevere  il premio Stevie Ray Vaughan di quest’anno per il suo impegno nell’aiutare chi lottano contro la droga e l’alcol, per il suo lavoro con gli Who e per la sua opera con la Double ‘O’ charity [ente di beneficenza fondato da The Who nel 1976 per la raccolta di fondi per molteplici cause, come la lotta alla tossicodipendenza e all’alcolismo, alla violenza domestica e agli abusi sessuali. Prevede anche i fondi per emergenze in caso di catastrofe naturale,  per l’educazione musicale e per la riforma carceraria]. Pete ha un lunga storia di duro lavoro e di raccolta di fondi per cause meritevoli.

Ecco solo alcuni esempi: nel 1986, la Double ‘O’ promosse il Colombian Volcano relief concert. Nel 1989, gli Who si riunirono per un concerto il cui ricavato di $ 8 milioni fu destinato ai  bambini di tutto il Regno Unito e degli Stati Uniti.  Negli ultimi anni, gli Who hanno aiutato il Teenage Cancer Trust a raccogliere quasi 3 milioni di sterline per fornire i reparti oncologici specializzati per adolescenti. Ci sono tanti altri progetti in questo tour per raccogliere fondi per la Teenage Cancer Trust, la Michael J. Fox Foundation, la Andre Agassi Charitable Foundation for Underprivileged Children, la Robin Hood Foundation che finanzia e sostiene le organizzazioni che combattono la  povertà a New York City. Potrei andare avanti e dire molto di più su ciò che Pete e gli Who hanno fatto per gli altri, ma credo che vi racconterò un po ‘di quello di Pete ha fatto per me. Non sarei un consumatore di Fender Telecaster, se non fosse per Pete Townshend. È l’estate del ’66 o ’67, non sono sicuro dell’anno, ma era il primo tour americano di The Who. E io mi trovo in una lunga fila che si snoda dalla Convention Hall lungo il lungomare, e leggo il manifesto, a grandi lettere, Herman’s Hermits [risate]… poi The Who [risate]. Ero un giovane, dal viso brufoloso da adolescente, che era  riuscito a racimolare un po’ di soldi per andare a vedere il suo primo concerto rock. Pete e The Who erano giovani adolescenti dai visi brufolosi, con un contratto discografico, un tour e una rude e aggressiva magia. In questo tour, aprivano per gli Herman’s Hermits [risate]. Non c’era giustizia. Così, mi sono precipitato al mio posto e ho aspettato l’inizio. La prima band a esibirsi, credo che si chiamasse Blues Magoos. Erano di New York City, uh, sì, … Ci sono alcune persone che ricordano i Blues Magoos  tra il pubblico? [Applausi] non credo [risate]. Ma avevano una grande canzone, ” We Ain’t Got Nothing Yet”,  e uscirono sul palco con delle tute elettriche che, quando tutte le luci si spensero in sala, si illuminarono… e all’epoca erano effetti speciali di alto livello. Ma poi sono usciti The Who. Penso che probabilmente non avessero suonato più di 30 minuti, prima che Pete in  una nuvola di fumo demolisse la sua chitarra, colpendola più e più volte sul pavimento. E il suo amplificatore … Il pubblico era pieno di  sbarbatelli che stavano aspettando “Mrs. Brown, You’ve Got a Lovely Daughter.” Rimasero tutti  seduti lì a bocca aperta, e domandandosi, ovviamente, Chi siete? Chi sono questi ragazzi? Cosa stanno facendo? Perché lo fanno? E io tutto quello che sapevo era, per qualche ragione, che questa musica e la demolizione di quegli strumenti mi riempivano di una gioia incredibile. C’era qualcosa di meraviglioso nella distruzione indiscriminata di buoni prodotti commerciali [risate]. Era la gioia e la vertigine della rivolta che The Who erano riusciti ad esprimere in modo sicuro; o semi-sicuro. Ma tutto quello che sapevo è che mi aveva reso felice ed entusiasta e mi aveva ispirato. Mi ha spinto al punto da provarci con la mia giovane band dei Castiles. Avevo circa 16 anni. Avevamo un concerto il successivo fine settimana a Santa Rosa di Lima Catholic School nella cantina per il ballo CYO [risate]. Così uscii, comprai una bomba fumogena e una luce stroboscopica e che portai al concerto. E mentre la serata stava per ultimare – non essendo in grado di distruggere la mia chitarra – era l’unica che avevo, sapete….. alla fine accesi il fumogeno nel seminterrato della scuola cattolica. Accesi la luce stroboscopica e mi arrampicai in cima al mio amplificatore Danelectro,  con un vaso di fiori tra le mani che avevo rubato da una delle aule al piano superiore [risate]. Melodrammaticamente, portai su il vaso di fiori tremando… e con la luce accecante che mi illuminava, con il fumo tutto intorno a me e con le suore  che mi guardavano con orrore, raggiunsi la vetta e lo fracassai sulla pista da ballo [risate ]. Poi saltai giù dall’amplificatore e calpestai le petunie, affidandole a una morte precoce. Naturalmente, sembrai ridicolo e come se avessi perso la testa. Il vaso di fiori non era riuscito ad avere la potenza della Telecaster di nuovo conio distrutta e ridotta in schegge. Ma, l’abbiamo fatto con quello che avevamo così … tornai a casa sorridente, sentendomi in legame di sangue con Pete Townshend, e non ho mai guardato indietro. Crescendo, la musica degli Who sembrava crescere con me. La frustrazione sessuale, la politica, l’identità. Queste cose scorrevano nelle mie vene in accordo con gli album degli Who. Mi sono sempre ritrovato in qualche parte della loro musica. “The Seeker”:  il ricercatore è il ragazzo in “Born to Run”. Non ci sarebbe nessun “Down in jungle,” ba da ba, “land”, senza l’attentato sanguinoso di Pete al suo strumento. Pete è il più grande chitarrista di tutti i tempi [applausi]. Suona con un ritmo incredibile e ha mostrato che non si deve interpretare alcun ruolo. E ‘una cosa incredibile a vedersi, davvero. Pete è riuscito a prendere il lavoro sporco del rock & roll e, in qualche modo, a renderlo spirituale e trasformarlo in una ricerca. Poteva anche odiarlo, ma aveva trovato il luogo dove era davvero nobile e non aveva paura di andarvi.  Ho preso molto da tutto questo col passare degli anni. Così Pete, io sono qui per dire, complimenti, ben meritato, e grazie non solo per  Chi sarai, e per Chi sei, ma anche per Chi sono io [applausi]. Congratulazioni Pete”.

~ di pinkcadillacmusic su 30 maggio 2015.

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