28 Giugno 2003: BRUCE SPRINGSTEEN – STADIO GIUSEPPE MEAZZA, MILANO


Accadde oggi!

Milano 2003a

2003-06-28-MilanSetlist:

01. The Promised Land (VIDEO)
02. The Rising (VIDEO)
03. Lonesome Day
04. My Love Will Not Let You Down (VIDEO)
05. Darkness On The Edge Of Town
06. Empty Sky
07. The River (VIDEO)
08. Waitin’ On A Sunny Day (VIDEO)
09. Who’ll Stop The Rain? (VIDEO)
10. Growin’ Up (VIDEO)
11. Worlds Apart
12. Badlands (VIDEO)
13. Out In The Street (VIDEO)
14. Mary’s Place
15. Follow That Dream (VIDEO)
16. Thunder Road (VIDEO)
17. Into The Fire
18. No Surrender
19. Bobby Jean
20. Ramrod (VIDEO)
21. Born To Run
22. My City Of Ruins
23. Land Of Hope And Dreams
24. Dancing In The Dark (VIDEO)
25. Rosalita (Come Out Tonight) (VIDEO)

Il Boss più forte del nubifragio

Che importa se piove, se il “temporalone spezza-afa” tanto atteso da settimane si abbatte proprio adesso? Bruce e i 65mila, il parterre e la tribuna stampa, i vip e i poveracci dicono “ma chi se ne frega”: tutti lì, inossidabili, nello stadio agitato da fole di vento e pioggia. E poi lui, Springsteen fa una deviazione alla scaletta, intona Who ‘ ll stop the rain?, «Chi fermerà la pioggia?», un vecchio pezzo dei Creedence Clearwater Revival. A Parigi, un mese fa, aveva funzionato. E funziona anche a S. Siro: un quarto d’ ora e il tornado si ferma davvero, mentre quelli del prato si sono già divisi come le acque del mar Rosso. O in centro o ai bordi, tutti intirizziti, tutti felici. La pioggia è realtà; la serata è leggenda. Se i 65mila volevano un souvenir, quale migliore occasione? «Ero fradicio, ma c’ ero». E Bruce, da vero pastore di folle, coglie l’ attimo. Col cappello da cowboy corre sotto la tempesta. Loro, i 65mila, già scaldati a colpi di Promised land, e poi ghiacciati dagli elementi, pendono dalle sue labbra. Springsteen li arringa: «Amici italiani, voi siete pazzi». Ovazione. «è bello essere tornato a San Siro dopo 18 anni. Siamo cresciuti insieme. Ma voi siete davvero pazzi». Di pazzi, tra i fedeli del boss, ce ne sono tanti. Ad esempio le decine di mattacchioni che han passato le notti in macchina davanti al cancello del Meazza. Mario, Johnny, Borgna, Manuel e Blesius da Tignale (Brescia), che sparano musica a tutto volume dall’ autoradio, voglia di dormire poca. «Vogliamo Take’ em as they come». Francesco da Trevignano Romano, che si è costruito una capanna di fortuna e dorme per terra con la bandana a stelle e strisce in testa. Alessandro da Torino, al suo diciottesimo Springsteen dal vivo: «Io ho passato due notti qui, si dormiva benissimo». A mezzogiorno è ancora lì a raccogliere prenotazioni per chi deve entrare nel recinto sotto il palco. Già, perché i fedeli del Boss sono ordinati. Sciamano senza sussulti quando alle 16.45 si aprono i cancelli. Sistemano gli striscioni “Milano city serenade”, “Italian skin”, “Grazie Adele”, dedicato alla mamma di Springsteen. Ci sono anche quelli dei fan club ufficiali, Loose ends e Badlands. «You’ ll never walk alone», dicono a Bruce «Non camminerai mai da solo». Altri incitano la E-Street Band. «Leggendaria». Ci sono anche le richieste, per la canzone del cuore, «Rosalita» le batte tutte. Eroi della nottata davanti, gli altri distesi dietro, veterani 50enni e neofiti 16enni. Ascoli o Taranto, francesi o americani, la distanza è un optional. Sopporteranno tutto, attesa e tregenda. Acqua e vento. Che importa? Si canta per tre ore, si alza un tappeto di luci ai classici. Springsteen ci infila dentro qualche rarità da antologia, preparata apposta per l’ occasione. The river è il primo pezzo a strappare il cuore dello stadio. Poi Growin’ up, vecchia di 31 anni ma sfrontata come allora. E Follow the dream, diamante tenuto nascosto nel cassetto. La pioggia nel frattempo ha finito di flaggellare. è diventata fine, lieve. Il vento è calato. Arriva il tempo dei bis. Little Steven chiede: “Che ora è?”. 65mila voci gli rispondono: «It’ s Boss Time!». Poi si accendono le luci di S. Siro per Born to run e Dancing in the dark e scoprono 130mila balzate e altrettante gambe che saltano. Scoprono anche mantelline di plastica e decine di ombrelli che qualcuno si era portato dietro chissà perchè. In molti girano per la tribuna senza maglietta, stesa sulle ringhiere del Meazza ad asciugare. Si finisce alle 23.14 a ballare con la vecchia immortale Rosalita. Ciao, Bruce. «Arrivederci, miei pazzi amici». (ha collaborato Oriana Liso)

FLASH DAGLI SPALTI
GLI STRISCIONI
«Grazie Adele». Un messaggio per la mamma del Boss. A mostrarlo quattro ragazzi toscani, al loro decimo concerto: «In un certo senso se siamo qui è tutto merito suo». E sempre tornando alle origini: una enorme bandiera italiana e una scritta «This land is your land».
CHIARA 4 ANNI
«Sono Ferdinando Ametrano e sono qui con mia moglie Rosa e mia figlia Chiara. Questo è il mio concerto numero 38. Per vedere Bruce sono arrivato fino a Los Angeles. Ma se continua così Chiara mi supererà. Ha 4 anni e la sua prima volta è stata nel ‘ 99, a Genova, nella pancia della madre»
LA MAGLIETTA
Sotto il nubifragio Maccio sembra quasi asciutto: «Ero completamente fradicio e sono andato a comprarmi una maglietta con il Boss e la data di questo concerto. Indimenticabile. Poteva piovere anche tutta la notte, ma non me ne sarei mai andato. Per niente al mondo».
IL PRATO
Fabio e Alessandra, dalla provincia di Milano: «Con la pioggia è anche meglio. Una roba incredibile. Per godercela meglio siamo scesi dal terzo anello nel prato. Abbiamo cercato di asciugare le magliette sulle grate dei convettori da dove esce aria calda».

MASSIMO PISA – La Repubblica

Era l’ultimo concerto del tour 2002-2003 al di fuori degli Stati Uniti

Springsteen a San Siro, notte rock per 60 mila
La pioggia non ferma l’abbraccio del pubblico: «E’ bello essere ancora qui, sono tornato a casa. Ci rivedremo ancora»
MILANO – Attacca «Darkness on the Edge of Town» e una nuvola nerissima copre San Siro. E a «Waitin’ on a Sunny Day» (aspettando un giorno di sole) si scatenano le cateratte del cielo. Una beffa al Boss:pioggia fitta con vento di traverso che bagna anche le zone coperte. Ma fuggono in pochi dal parterre e tantomeno Bruce che continua imperterrito. La pioggia non è riuscita dunque ieri a spezzare l’alleanza fra il rock e San Siro nel secondo concerto italiano all’aperto di Bruce Springsteen. Oltresessantamila spettatori hanno tributato al Boss e alla band un entusiasmo incessante difficile da descrivere. Bruce e la band sono entrati in scena alle 20.16 (mentre la frescura dell’imminente temporale si faceva già sentire) sulle note di «C’era una volta in America», la celebre sinfonia di Ennio Morricone. Subito dopo è partito il rock puro e duro: «Promised Land» (collegamento tematico chiaro) seguita da «The Rising».
PARTERRE STRAPIENO – Dal parterre, con una densità di 4-5 spettatori a metro quadro ai vari anelli, è stato un cantare, applaudire e ballare dall’inizio alla fine. Una sinergia fra palco e platea che raramente capita di vedere e che è un altro spettacolo nello spettacolo. Lungo, con amplificazione altissima, a volte esagerata e distorta, in un dispiegarsi di poesia, musica, teatralità che si rinnova ogni volta. Perché Bruce, forza della natura, è riuscito oggi più che mai a trasformare le sue tournée da una sequenza di repliche, come normalmente accade nel mondo dello spettacolo, inuna sorta di telenovela musicale a puntate in cui lui e la E Street Band si muovono con guizzi imprevedibili non secondo scaletta o copione, ma seguendo un canovaccio che finisce per aggirare il rituale dei concerti e assomigliare di più a una partita di calcio in cui il gol, il rigore, il fallo e il fuorigioco sono sempre in agguato.

LA PRIMA VOLTA – Fra i brani ascoltati nella prima parte sotto la pioggia «Badlands» e «Worlds Apart» che riesce a porre il problema della convivenza fra mondi diversi in maniera intelligente, non eversiva ma nemmeno buonista. E, più avanti «Mary’s Place»,«Thunder Road» e la straordinaria «Into The Fire» sui pompieri morti a New York. Nei bis arrivano «Born to Run», «Dancing in the Dark» e «Rosalita (Come Out Tonight)».

Lo show di Bruce Springsteenvisto ieri sera a San Siro è stato affascinante e completo:una cornice tecnicamente perfetta, una band di rara grinta e precisione e, al centro,un personaggio tutto autentico,dotato di genuine intuizioni poetiche e musicali che con cristallina semplicità oggi come all’inizio della sua carriera canta i sogni, le angosce e i problemi di tanta gente comune alle prese con risorse economiche insufficienti, lavori frustranti, rapporti familiari difficili, nevrosi consumistiche, degrado urbano, tra mille dubbi e messaggi contraddittori, nel complesso labirinto degli affetti e della sessualità. Sono passati 11 mesi esatti dal concerto che Springsteen ha offerto ai fan e ai giornalisti nella sua natia Asbury Park. Da allora tutto il vasto repertorio di Bruce è ridecollato sotto il segno di «The Rising», un disco magico, che riassume l’universo rock-utopico di Bruce, e illumina di nuova luce gli spettacoli di questo straordinario artista

Mario Luzzatto Fegiz

Milano, il Boss seduce sotto la pioggia

MILANO-In sessantacinquemila bagnati fradici, sotto una pioggia scrosciante, intirizziti ma felici, tutti a ballare con il Boss. Bruce Springsteen torna a San Siro, diciott’ anni dopo la storica prima del 1985, e ne scuote ancora le fondamenta: fa arrivare un temporale che da tempo i milanesi attendevano e regala tre ore e venti di rock and roll, uno show torrenziale per dire arrivederci all’ Europa dove il suo The rising tour ha collezionato una serie di record di presenze in tredici paesi. Ci teneva a chiudere col botto, Bruce. Lo ha fatto con una scaletta al tritolo, sparata in faccia a migliaia di fan incuranti dell’ acquazzone, tutti compatti all’ appuntamento con il sogno. Lui li travolge subito con The promised land, giusto per mettere in chiaro la destinazione del viaggio. Dietro di lui una E-street band asciutta e ispirata, solita locomotiva da concerto, che sopperisce con la potenza e la carica a un’ acustica schiacciata sui toni alti (la vittima è il batterista Max Weinberg che inizia con un paio di stecche). Lui, Springsteen, scalda l’ ambiente con un saluto da vecchio amico, in italiano: «è bello rivedervi a San Siro. Sono passati molti anni dal 1985, l’ inizio della nostra storia d’ amore. Spero siano stati buoni per voi». Poi infila The rising, Darkness on the edge of town a Badlands e via dicendo compresa Waitin’ for a sunny day, quando inizia a piovere. Un mago. (massimo pisa) La Repubblica

Little Steven incontra Gino Strada

Metti un aperitivo con Little Steven, proprio lui il chitarrista della E-Street band, «my brother», mio fratello, come lo chiama Springsteen. Compare con la sua faccia da giullare metropolitano, a metà aperitivo nella sala executive di S.Siro, un’ ora prima dell’ evento come se nulla fosse. Infradito e camicione viola, l’ inseparabile bandana sulla testa, Steve Vandt viene a fare un saluto a sorpresa . Tra un sushi e una polpettina, capita di vedere Little Steven fare la conoscenza di Gino Strada suo fan della prima ora. «Piacere, sono Gino Strada, Emergency, conosce?». « Come no? Nice to meet you, piacere di incontrarla». Dietro Strada, ecco Luciano Ligabue, venuto allo stadio con figlio e fratello. I suoi sogni di rock’ n’ roll erano cominciati così, con Elvis e Bruce, padri putativi. «Piacere, sono il Liga, ti stimo molto». «Grazie, ora vado». Via Little Steven, si vedono al banco delle vivande anche Rosita Celentano e Nico Colonna. Alberto Fortis e Biagio Antonacci sono già piazzati in tribuna, Milly Moratti scappa veloce verso il recinto dei fedelissimi: «è il Boss, va visto da vicino». Prenderà una doccia storica. (m.pi.) La Repubblica

E’ vero rock Peccato per l’ acustica

E’ il Bruce che ti aspetti, che desideri, che ti diverte e ti emoziona dalla prima all’ ultima nota quello che dopo 18 anni di attesa è tornato ieri a riempire lo stadio con tanto di discorso in buon italiano, dopo circa mezz’ ora di concerto, quando dice: «è bello essere di nuovo a S. Siro, è eccitante ritrovarvi tutti qui dopo tanto tempo». Il concerto scatta alle 20.15 ed è subito festa con l’ attacco bruciante di The promised land e la bella sequenza dei brani dall’ album The rising dove spicca la versione trascinante di Lone some day. Bruce è bravissimo, si danna l’ anima e le corde vocali, sul palco dà le sue energie migliori. Quello che è pessimo è l’ acustica di S. Siro: per una manciata di minuti più che altro si intuisce il suono, , con gli strumenti che rimbombano e si mescolano in una specie di marmellata. Lentamente ci si abitua, gli equilibri migliorano. Bene, perché è qui che Bruce comincia i suoi pezzi forti. Darkness on the edge of a town è molto efficace e subito dopo tocca alla vibrante parentesi acustica con Empty sky che con i suoi richiami all’ 11 settembre pare un segno divino. Seguirà The river un brano ascoltato di rado in questo tour mentre la band assiste Bruce al meglio soprattutto quando al completo affronta l’ uragano e scherza lanciandosi in una scintillante versione di Wainting on a sunny day, cui segue un tributo ai Credence Clear Water revival che il Boss propone in ogni serata di pioggia Who ‘ll stop the rain in uno scatenamento di cuori e di vero rock.  ENZO GENTILE – La Repubblica

~ di pinkcadillacmusic su 28 giugno 2015.

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