Ecco cosa rivela Thom Zimny del nuovo lavoro su Springsteen: con The Ties That Bind entri nell’era The River…


The River imagine

Nel luglio 1981 Thom Zimny si recò alla Brendan Byrne Arena nell’East Rutherford, nel New Jersey a vedere Bruce Springsteen in concerto per la prima volta. Il teatro aveva appena aperto le sue porte al pubblico, e Springsteen vi si era fermato per dare il via al leg finale del The River tour.
Due decenni più tardi, Zimny iniziò a lavorare con Springsteen, al montaggio del suo Live in New York City HBO e da allora ha diretto documentari sui making of degli album Born to Run e Darkness on the Edge of Town. Il suo ultimo progetto è The Ties That Bind: The River Collection, un imminente box set contenente un un nuovo documentario sul making of The River, una bellissima intervista in cui Springsteen riflette sul convulso periodo della scrittura e della registrazione dell’album e tante storie “dietro le quinte”, corredate da brani acustici e immagini rare. Questa proiezione speciale DOC NYC comprenderà anche una clip in anteprima del nuovo film concerto “Bruce Springsteen & The E Street Band: The River Tour, Tempe 1980.”

Ce ne parla lo stesso Thom Zimny in un’intervista intitolata Bruce Springsteen’s Video Archivist Breaks Down Huge New ‘River’ Boxset, rilasciata a Andy Greene per Rolling Stone il 19 ottobre scorso, in cui racconta con dovizia i contenuti, il senso di questo nuovo lavoro e i possibili progetti per il futuro. Riportiamo a seguire la traduzione:

Quanto tempo fa hai iniziato a lavorare su questo progetto?

boxIl giorno dopo dell’uscita del set box di Darkness, abbiamo iniziato ad esplorare l’archivio video, mettendo insieme ogni fotogramma del concerto di Tempe […]. Ho lavorato prima sul concerto di Tempe, e poi ho iniziato a parlare con Bruce di un possibile documentario su The River. Una cosa della prime cose su cui concordammo, era che avremmo dovuto affrontare la storia in un modo diverso. Nei miei 15 anni con Bruce e Jon [Landau], ci sono state volte in sala di montaggio in cui loro iniziavano a parlare di musica o altre cose che amavano, come il Cinema. Come regista, ho voluto catturare quel tono informale, per far sentire lo spettatore seduto davanti a Bruce, nel suo cortile, con una chitarra acustica, mentre gli racconta la storia di The River, in un’esperienza diversa da quella fatta con Darkness, in cui c’è stata la condivisione con la band, i tecnici e altre persone coinvolte nel suo making of.

Quindi in qualche modo la mancanza di reali riprese in studio è stata positiva, poiché ti ha costretto a raccontare la storia in modo diverso.

Assolutamente. Una delle prime cose che abbiamo discusso per The River riguardava la necessità di trovare fotogrammi dell’epoca inediti. Così ho contattato tutti i fotografi importanti di quel tempo e raccolto molte immagini mai pubblicate. Ci sono anche filmati a colori di prove girate da Barry Rebo in Pennsylvania. E molte riprese mai inserite in bootleg […]. Tutte cose mai pubblicate. Quindi c’erano elementi con cui impostare un racconto in modo diverso, che lo rendessero un film emozionante. L’intera sezione “Independence Day” non era prevista, ma ha finito per essere una straordinaria performance acustica. Inoltre, abbiamo saputo molte cose attraverso l’intervista che non erano mai state dette prima.

Quante canzoni si ascoltano nel documentario?

Ci sono “The Ties That Bind”, “The River”, un sorprendente versione di “Two Hearts”, “Wreck on the Highway”, “Independence Day” e una parte di “Point Blank”.

Quanto tempo fa è stato girato?

E ‘stato girato in diversi momenti nel corso dell’ultimo anno, anche se alcune delle “cose interne”  risalgono a prima. Quando dico “cose ​​interne,” intendo che ho visionato molte sue cassette e fotografie ripescate direttamente da Telegraph Hill [1] e altri posti. Il film è un dialogo con Bruce, ma uno degli aspetti più emozionanti a questo proposito è che è tanto un “making of” quanto un viaggio personale. C’è il  making of di The River, ma soprattutto c’è la sua scrittura e come Bruce l’ha usata per esplorare quello che lo interessava, come il matrimonio. Il film termina con Bruce che dice: “Penso di aver creato una comunità in The River che esplora sentimenti simili a quelli del matrimonio”. Bruce ha 30 anni in questo preciso momento della vita in cui riflette su tali temi. Come per altri versi Darkness, questo lavoro mi ha dato la possibilità di esplorare la musica in modo diverso e a Bruce di condividere  storie artistiche della sua vita.

Giusto per chiarire, Bruce è l’unica persona intervistata in tutta documentario?

Sì.

Ci sono stati altri spettacoli in archivio dal tour oltre a Tempe?

tempe-photo-9vhSi, ma tutti quelli masterizzati non sono molto superiori ai bootleg […]. Lo spettacolo ideale al quale abbiamo avuto accesso, anche se non è completo, è stato quello di Tempe. La bellezza del concerto di Tempe è data da uno stupefacente suono surround mixato da Bob Clearmountain. Ho anche avuto la possibilità di avere riprese con quattro telecamere isolate. Il che mi ha consentito di girare senza avere continui tagli sullo schermo.

 Perché venne filmato lo show?

Penso che sia stato solo per documentarlo. In un punto c’erano spazi utilizzabili per una pubblicità. Penso che sia stato proprio come il concerto di Born to Run dove tutto è successo senza averne programmato la pubblicazione. Un documento risalente ai tempi di Barry Rebo e al suo staff.

Lo spettacolo non è completo?

Non hanno girato lo spettacolo completo. Ma è una grande parte del concerto.

Le parti che ho visto sono migliori di quelle del 1975 e del 1978.

Infatti. La tecnologia era migliore e l’immagine si legge meglio. Inoltre abbiamo avuto anche la possibilità di correggere i colori in modo da ottenere la migliore qualità possibile. E Dio, quei mix in cuffia sono sorprendenti. […]

E ‘stato bello vedere finalmente uno spettacolo di quel tour. Ci sono bellissimi momenti, come quando Bruce danza come Elvis durante il “Detroit Medley,” che non si sarebbero mai potuti conoscere attraverso i bootleg.

Assolutamente. Ci sono tanti momenti nel concerto di Tempe dove finalmente arrivi a vedere cose di cui forse hai sentito parlare su bootleg o attraverso la E Street Radio. Inoltre, le canzoni erano inedite al momento e la band era pura energia. Anche se non è uno spettacolo completo, si ha una perfetta idea di come si svolgeva lo show. Abbiamo “Drive All Night” e le canzoni lente e una versione sorprendente di “The River”. Poi ci sono le canzoni altri brani, come “Tenth Avenue Freeze-out”, che letteralmente fanno esplodere la folla.

Quanto filmato è stato tratto dalle prove?

Non conosco la durata totale, ma siamo stati in grado di tirarne fuori una buona mezz’ora con “Crush on You”, “Sherry Darling” e un tanti altri grandi momenti di lavoro della band. Non c’è punto di inizio e di fine nelle riprese, ma è un unico scorrere attraverso le canzoni. È un viaggio completo nella registrazione.

Sicuramente è uno dei suoi dischi classici meno esplorati. E’ uscito così tanto da Born to Run, Darkness, Born in the USA

Sono assolutamente d’accordo. E’ stata una grande opportunità per un regista. Sono rimasto davvero sorpreso da molte dichiarazioni rilasciate nell’intervista. Avevo letto molto su The River e studiato tutte le interviste del tempo. Mi sono reso conto dunque quando ci si muoveva su un terreno familiare  e quando si toccava qualcosa di inesplorato e speciale. Ed era bello che durante l’intervista ci fossero solo poche persone.  Ero nella fattoria di Bruce e lui era seduto lì con una chitarra acustica. Parlava della registrazione ma anche di qualcosa di più grande, ovvero di come avesse utilizzato la musica per esplorare fasi ed esperienze della sua vita che non aveva ancora vissuto, come il matrimonio e l’avere dei figli. Questi sono temi presenti in tutto l’album. Appena ha iniziato a parlare, ho capito immediatamente che avremmo potuto avere un film diverso, più intimo di Darkness e Born to Run, e quanto ho voluto realizzare.

Ha suonato il full album al Madison Square Garden nel 2009 e lo hanno filmato. Hai pensato di comprenderlo nel The River Collection?

Ho quel filmato, ma di includerlo nel cofanetto non ne abbiamo mai parlato. Non so se Bruce l’abbia preso in considerazione. Con questo documentario, ci siamo molto concentrati sulle immagini, i fotogrammi dell’epoca e i suoni reali con cui la storia si svolgeva. Volevamo un film più tranquillo e più intimo.

Effettivamente tutto il materiale è dell’epoca, saltare avanti al 2009 sarebbe stato stridente.

Infatti. Quando si apre il boxset, entri nell’era di The River. Ne stai vedendo clip, foto. Ancora più importante, che tu hai la possibilità di ascoltare nel primo disco l’album rimasterizzato. Vai indietro ai tempi della registrazione, e quindi ascolti le outtakes, che fanno parte della storia. Poi si arriva al documentario, e questa è un’altra parte della storia. E poi guardi il filmato delle prove e poi del concerto di Tempe. Penso che con tutti questi elementi messi insieme, è davvero emozionante avere contemporaneamente idea della registrazione e di come rendeva dal vivo.

Avete intenzione di fare Nebraska dopo? Born in The USA?

Io non lo so ancora, ma mi piacerebbe che il prossimo fosse Nebraska. Vorrei iniziare Nebraska ma non è ancora in programma. D’altronde non ho saputo nulla di The River fino all’indomani di  Darkness, quando Bruce mi ha chiamato.

La demo dei brani di Nebraska è affascinante.  Si può sentire Bruce girare le pagine del suo taccuino, mentre scorre le canzoni.

Affascinante, vero? E la piastra a cassette che cercherà di passare su vinile con Chuck Plotkin …

Poi c’è Born in the USA che è una storia monumentale che potrebbe quasi diventare un film teatrale di due ore.

C’è molto materiale anche lì. Teniamo le dita incrociate.

[1] Tutte le sessions di studio ufficiali (incluse le sessions di Gary US Bonds) hanno avuto luogo presso The Power Station di New York City. Tuttavia c’erano sessions di prova con la E Street Band avvenute presso la proprietà di Telegraph Hill Road di Springsteen a Holmdel, NJ, soprannominata “Telegraph Hill Studios”, sebbene non si trattasse di un vero studio. Una notevole quantità audio di The River  proviene appunto da queste sessions a Telegraph Hill.

 

~ di pinkcadillacmusic su 1 novembre 2015.

Una Risposta to “Ecco cosa rivela Thom Zimny del nuovo lavoro su Springsteen: con The Ties That Bind entri nell’era The River…”

  1. Very interesting!

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: