Cronaca di un incontro tra Bruce Springsteen e David Bowie


 

la didascalia riporta erroneamente "Agosto" come data dell'incontro anziché novembre

la didascalia riporta erroneamente “Agosto” come data dell’incontro anziché novembre

In occasione del 69° compleanno di David Bowie, vi riportiamo la traduzione della cronaca dell’incontro avvenuto tra lui e Springsteen  il 25 novembre 1974, tratta da SPENDING THE NIGHT WITH DAVID BOWIE in The Drummer del 26 Novembre 1974.

“Arriviamo al Sigma Sound poco dopo le otto. Il produttore Tony Visconti è ricurvo  su un’enorme  cassa premendo pulsanti e cercando di essere cortese con una mezza dozzina di tecnici del suono e musicisti nella sala […]. L’album è praticamente finito. Il primo mix è stato fatto da Bowie che ha registrato le tracce di base qualche settimana fa, e questa settimana è stata dedicata alla ripulitura e alle sovraincisioni. Deve essere l’ultima notte in studio per apportare i ritocchi definitivi all’album[…]. Sette minuti a mezzanotte: la porta si apre ed entrano  Ed e Judy Sciaky, scortando la star Bruce Springsteen, fresco di autobus da Asbury Park. Bruce indossa un’elegante giacca di pelle marrone consumata, con circa diciassette chiusure lampo e un paio di jeans Hoodlum, così come era  sceso alla stazione degli autobus.

Bruce con Ed Sciaky, Janis Ian e Billy Joel all' Academy Of Music la sera del 25 novembre 1974.

Bruce con Ed Sciaky, Janis Ian e Billy Joel all’ Academy Of Music la sera del 25 novembre 1974.

Sembra che uno dei brani che Bowie abbia voluto incidere sia It’s Hard to be a Saint in the City di Bruce. Tony Visconti aveva chiamato Ed al WMMR chiedendogli di portare Bruce in studio. Contattato finalmente la domenica a mezzogiorno, Bruce aveva preso un passaggio per Asbury Park, poi la corriera delle nove in punto per Philly, dove Ed lo aveva incontrato “mentre familiarizzava con i barboni della stazione.” Bruce aveva commentato così la sua odissea: “In questo giro ho visto un vero e proprio cast di personaggi … ogni bus ha almeno un militare, una vecchia signora in un cappotto marrone con una di queste piccole cose nere sulla sua testa, e l’ubriaco che barcolla accanto a te. “

Un’ora più tardi, dopo aver trascorso il tempo tra sovraincisioni e qualche vocalizzo improvvisato di Luther della Garson band (…), entrano David Bowie e Ava Cherry, una cantante soul con i capelli tinti di bianco. David entra, constata i progressi fatti quella sera, con i suoi penetranti che si sperdono nella stanza, ascolta una cassetta e lascia Tony al suo lavoro in modo da chiacchierare con Bruce. David ricorda la prima volta che ha visto Bruce due anni prima al Max’s Kansas City. Rimasto folgorato dallo show,  si era messo in testa che doveva eseguire una delle sue canzoni. Se avesse dovuto fare il nome di un altro artista americano del quale avrebbe voluto cantare le canzoni, non avrebbe saputo cosa rispondere. A Bruce, stanco ma interessato, scappa un sorriso. La conversazione si sposta su un problema comune: i fans che saltano sul palco.

Bowie: la cosa non mi preoccupa così tanto…che possono fare quando ci arrivano?

Bruce: Una volta stavo sudando sul palco così tanto che ero completamente bagnato. E un ragazzo salta su, mi getta le braccia attorno al collo e mi prendo una terribile scossa elettrica dalla chitarra. Ma lui nemmeno la sente! Io sto molto male ma lui non si accorge di nulla; io ho un vero shock ma il ragazzo non lascia la presa. Alla fine, il mio batterista, Mad Dog, arriva e butta il ragazzo fuori.

Bowie: E il ragazzo è tornato ai suoi amici dicendo: “Hey ragazzi, Bruce era davvero elettrico stasera” … Il peggio mi è capitato quando un ragazzo è balzato in piedi sul palco, con i suoi occhi completamente persi. Lo sguardo era davvero terrificante e tutto quello che riuscivo a pensare era “ti sto aspettando”. Sono quattro anni che attendo che uno come te salti sul palco. Poi gli ho sorriso ei suoi occhi si sono tranquillizzati; ho guardato più da vicino e ho visto che aveva un mattone in mano.

Springsteen e David Bowie ai Sigma Sound Studios il 25 novembre 1974.

Springsteen e David Bowie ai Sigma Sound Studios il 25 novembre 1974.

Bowie è un folletto alto e  scheletrico. Berretto rosso a punta da una parte, mentre dall’altra scende una ciocca di capelli arancioni, con orecchie che spuntano fuori ricordando stranamente quelle di un Vulcaniano. Occhi intensi da falco; se ti guardano amichevolmente riscaldano la stanza; se invece ti osservano con aria ostile o interrogativa sei costretto ad allontanarti. Bretelle di velluto rosso sopra i pantaloni a vita alta neri e un maglione bianco completano il look bizzarro. […] Dopo la promessa di rivedersi e parlare ulteriormente di New York, Bruce esce con Ed e Judy […] e lascia la sala senza aver sentito la sua versione di Saint. Probabilmente non era ancora pronta”.

~ di pinkcadillacmusic su 8 gennaio 2016.

2 Risposte to “Cronaca di un incontro tra Bruce Springsteen e David Bowie”

  1. […] iniziò ad incidere anche la sua versione di “It’s So Hard To Be A Saint In The City” (vedi Cronaca di un incontro tra Bruce Springsteen e David Bowie, pubblicata su questo sito).  “A Springsteen – disse poi Bowie  – non piacque molto quello […]

    Mi piace

  2. […] festeggiato da poco il suo 69° compleanno, ricordando episodi e i momenti migliori della sua straordinaria carriera. Ma ieri, dopo una […]

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: