Springsteen intervistato per “CBS Sunday Morning” e “Sunday Night”


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Ancora interviste, ancora “apparizioni” di Bruce Springsteen che ci accompagnano nell’attesa di “Born To Run”, la sua autobiografia in uscita il 27 settembre. La prima intervista, rilasciata alle 9 di domenica mattina al microfono di Anthony Mason, è per la CBS Sunday Morning ed è diversa dalle altre: Bruce ci porta a vedere i luoghi dove ha vissuto la sua giovinezza,

dove è cresciuto lui con la sua famiglia, la St. Rose of Lima School che frequentava da bambino, fino a farci entrare nello studio di registrazione della sua attuale abitazione a Colt’s Neck. Nell’intervista si parla ancora della sua infanzia a Freehold e di come “il potere ipnotico di quei luoghi di rovina e di quelle persone non [lo] avrebbero mai abbandonato”; del suo complicato rapporto con il padre e della “pace fatta” tra i due in occasione della nascita del primo figlio di Bruce; della perdita di Clarence Clemons,  del legame con Patti e con i fans, e delle lotte contro la depressione insorta dopo i sessant’anni: “Si insinua dentro di te dice Bruce “Non hai voglia di alzarti dal letto, sai? Non ti comporti bene a casa e sei duro con tutti. Speriamo non con i bambini. Cerco sempre di nasconderla ai miei figli. Ma, sai, Patti ha dovuto fare veramente un gran lavoro per farmela superare e, con la sua forza e l’amore che ha avuto, lei è stata molto importante per me.”

La stessa sera Bruce,  per Sunday Night, ha rilasciato un’altra bellissima intervista, anch’essa mixata a video live, a immagini fotografiche e filmati in b/n della sua prima carriera.
“Quando ero giovane, volevo essere come i Rolling Stones, come i Beatles, Dylan o Elvis. Volevo darci dentro col rock, volevo eccitare, entusiasmare e rendere felici… quelli erano i miei obiettivi”.
Ma le cose non sono state facili… come nell’intervista aggiunge ridendo Steve Van Zandt, suo chitarrista e amico fraterno: “Mi piacerebbe dire che eravamo coraggiosi, che sapevamo davvero quello che volevamo fare nella vita…ma ad essere onesti eravamo dei perdenti. Eravamo gli scarti della società, e ci sentivamo come gli ultimi due ragazzi lasciati in piedi”.

“Sei preso, picchiato, cacciato. E’ l’A-B-C dei rockers, non puoi arrivare da nessuna parte senza aver vissuto queste cose. Non conosco nessuno che ce l’abbia fatta seriamente senza”.

“Ero giovane. Avevo molte ansie e sentimenti che mi rendevano difficile trovare la strada. La musica era la mia prima auto-medicazione, mi ha dato un centro, uno scopo, un senso di identità. Ogni volta che tornavo a casa dopo aver suonato mi sentivo tutto intero. ” Springsteen parla dei genitori e del problematico rapporto con il padre, di come l’ottimismo sconfinato di sua madre sia stato neutralizzato dalla freddezza del padre nei suoi confronti: “Tutti hanno qualcosa del genere. Penso che la maggior parte degli artisti siano stati alimentati dalle loro disfunzioni famigliari e che sia vero che la creatività sia molto vicina alla malattia mentale o legata ad essa.”

“Ciò che accade è aspettare e prendere l‘onda… e una volta che prendi quell’onda, mi piace guardare il pubblico che naviga con me… una volta che sono mi diverto a guardare le persone uscire da se stesse. Poi il tempo si ferma e arriva qualcosa senza tempo che è l’essenza di quello che faccio. La gente esce fuori da se stessa, il tempo si è fermato e loro sono vivi”.
“Nel mio libro- prosegue-  ho cercato di mostrare da dove è sorta la mia musica, ovvero quali sono stati i miei riferimenti, che sono una parte di essa, […]  una parte delle radici della mia musica, una parte della mia motivazione e qualcosa che veramente ha alimentato il fuoco.”

Springsteen dichiara che deve molto alla donna con la quale condivide il suo palco ed è sposato da 25 anni, Patti Scialfa, che gli ha insegnato a lavorare attraverso i suoi alti e bassi. “Lei mi ha posto dei confini contro i quali ho tentato di ribellarmi. Così lei ha dovuto lottare contro la mia insofferenza a tutte le cose che mi rendevano difficile la vita quotidiana. Ma lei è stata molto forte e ha avuto molta fiducia…e mi ha dato moltissimo amore, e queste sono state le cose che mi hanno guarito durante questo lungo periodo di tempo“.

I tre figli, Evan, Jessie e Sam “appena cresciuti, hanno capito di più quello che facevo. I bambini hanno  un limitato interesse nell’occupazione dei genitori, sono più interessati a vedere quello che puoi fare per loro. Dopo hanno dovuto superare l’iniziale shock e lo stupore di vedere un sacco di gente che ti acclama, cosa che nessun bambino vorrebbe davvero vedere. Ora si divertono molto a vedere 50.000 persone che urlano per i loro genitori…!”

~ di pinkcadillacmusic su 19 settembre 2016.

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