Bruce Springsteen: Martin Scorsese per un film sulla mia vita


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Dopo la lettura della sua autobiografia Born To Run, la domanda sorge spontanea: a quando un film su Bruce Springsteen?

A tal proposito, durante un’intervista per la BBC 6 Music, il reporter Matt Everitt ha chiesto a Springsteen se gli sarebbe piaciuto Martin Scorsese come regista di un potenziale adattamento cinematografico del libro. Bruce non ha esitato a rispondere: “Sarebbe la mia prima scelta”. E riguardo i rumors che il ruolo potrebbe essere interpretato dal grande Leonardo Di Caprio, ha replicato: “qualcuno me lo ha accennato un po’ di tempo fa, ma credo siano solo di voci”.

D’altronde l’ammirazione di Springsteen per Scorsese era stata già più volte dichiarata: Bruce ha sempre riconosciuto un debito rispetto ai grandi capolavori del regista che, a suo stesso dire, avrebbero influenzato la scrittura di molti suoi brani. Tra questi c’è sicuramente Mean Streets. Domenica in chiesa, lunedì all’inferno (1973) al quale Springsteen ha affermato di essersi ispirato per le storie e i mille personaggi di The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle (1973), vero e proprio poema lirico dedicato a New York. E ovviamente non può non essere citato Taxi Driver (1976), che ha suggerito molti scenari springsteeniani, oltre che il brano Taxi Cab (City at Night) – poi pubblicato nel novembre 2010 in The Promise – che era inizialmente intitolato proprio Taxi Driver (Cfr. P. Jappelli e G. Scognamiglio, Like a Vision. Bruce Springsteen e il Cinema, Napoli 2015, pp. 53-54).

Sull’altro fronte, è notoria la passione di Scorsese per la musica contemporanea anzi si può dire che la sua esperienza da appassionato di rock and roll ha seguito un binario parallelo alla sua esperienza da regista. Come ha scritto John Jurgensen in un articolo intitolato “La storia d’amore tra Scorsese e il Rock ‘n’ Roll” per il Wall Street Journal, «i film hanno definito i primi anni di Scorsese a New York, ma il rock’n’roll è stato un grande attore non protagonista».

Scorsese è stato assistente alla regia per il documentario sul concerto di Woodstock nel 1969, e da regista ha poi mostrato essenzialmente in due modi la sua passione per la musica: ha diretto alcuni importanti documentari musicali (L’ultimo valzer, dedicato all’ultimo concerto del gruppo The Band, il 25 novembre 1976 alla Winterland Arena di San Francisco; No Direction Home, un documentario su Bob Dylan; Shine a Light, un film sul concerto dei Rolling Stones al Beacon Theatre di New York tra il 29 ottobre e il primo novembre 2006) ed è conosciuto e apprezzato per i brani musicali che sceglie come colonna sonora dei suoi film. Riguardo Springsteen, oltre a vari aneddoti che legano il regista ai concerti di Bruce – per i quali rimandiamo al già citato volume Like a Vision. Bruce Springsteen e il Cinema -, Martin Scorsese nella Prefazione che scrisse per il libro Racing in the Street. The Bruce Springsteen Reader a cura di June Skinner Sawyers, osservò: “C’è una visione epica al centro della musica di Bruce Springsteen. È evidente nell’ampiezza dell’esperienza americana che si compendia nelle sue canzoni, nel paesaggio ricco e ricco di colore della sua musica, nella bellezza essenziale delle sue parole. È proprio lì, nella sua voce divenuta sempre più eloquente col passare degli anni. E questa visione epica è nelle sue canzoni e nella loro straordinaria gamma di emozioni – euforia, tragedia, desiderio, dolore, speranza, rassegnazione, tradimento, rabbia, nostalgia. […] Ci fu un momento, nel 1975, in cui si sentivano certe canzoni di Springsteen sparate alla radio di qualche automobile o attraverso le finestre degli appartamenti e non importa quante volte tu le avessi ascoltate prima, non perdevano mai quell’effetto tagliente di alcuni loro passaggi. Quando in Born to Run la band sembra a un certo punto portarti altrove e Bruce urla “The highway’s jammed with broken heroes on a last chance power drive”; quando in Meeting Across the River la tromba di Randy Brecker porta calore in quella tragedia silenziosa; e quando Jungleland raggiunge il suo apice liberatorio.”(Cfr. P. Jappelli e G. Scognamiglio, Like a Vision. Bruce Springsteen e il Cinema, Napoli 2015, p. 30). Comunque, Martin Scorsese l’ha addirittura promesso: “Sono un suo grande fan, lo apprezzo da sempre. […] Ho in mente di girare un film su Bruce Springsteen”. Lo annunciò a Madrid al primo concerto europeo del Magic Tour nel 2009 al quale il regista si recò con tutto il suo staff, cui per tutta la durata dello show indicò precisi particolari di scena, magari proprio in previsione di una possibile trasposizione su video di un live. Dopo No Direction Home su Bob Dylan e Shine a Light dedicato ai Rolling Stones, Martin Scorsese potrebbe dunque chiudere una trilogia ideale sui mostri sacri del rock, regalando ai fans, a tutti gli appassionati della musica rock, o meglio, a tutti gli amanti della buona musica, un nuovo documentario ambientato nell’universo Springsteen.

Concordiamo dunque ancora una volta con Bruce: non ci sarebbe regista più adatto a catturare l’emozione e la passione travolgente del suo rock ‘n’ roll e, da grande fan e conoscitore di Springsteen, Scorsese saprebbe cogliere quella profonda autenticità che ha sempre connotato la sua vita, il suo impegno e le sue canzoni. Parafrasando lo stesso Scorsese nella sua appassionata prefazione al libro Racing in the Street, Springsteen è il maggior artista americano, e un film su di lui sarebbe il giusto tributo. (Cfr. P. Jappelli e G. Scognamiglio, Like a Vision. Bruce Springsteen e il Cinema, Napoli 2015, p. 32).

 

 

~ di pinkcadillacmusic su 30 ottobre 2016.

Una Risposta to “Bruce Springsteen: Martin Scorsese per un film sulla mia vita”

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