Bruce Springsteen al FILM FESTIVAL di Roma, 01 Nov. 2010


Accadde oggi!
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ROMA – Un viaggio nel cuore della creativita’ di Bruce Springsteen, uno degli ultimi simboli del Grande Sogno americano. Il cantante ha presentato alla quinta edizione del Film Festival di Roma The Promise: the Making of Darkness on the Edge of Town, che ha offerto l’opportunita’ di seguire passo passo la lavorazione dell’album che nel 1978 ha permesso al Boss di mettere le basi per il suo mito.

Bruce al FILM FESTIVAL di Roma

Ho saputo dell’arrivo di Bruce a Roma dalla televisione, ma i biglietti che avevo io non erano per il 1°nov Triste.

Però mi sono catapultata sotto la pioggia per andare ad aspettarlo al red carpet con il mio striscione preparato all’ultimo minuto, un cd per l’autografo, ma soprattutto la mia lettera, quella che avevo scritto già da un po’ e non sapevo quando e come avrei potuto fargli avere.

Il mio sogno sarebbe stato di dargli quella lettera guardandolo negli occhi: una pretesa non da poco!! Ma sognare non costa niente…


Mi sono messa lì davanti alle transenne con tantissima speranza ma senza illusione e, ripercorrendo le parole di Nicoletta, “c’era una volta in America” ci fa battere forte il cuore, perchè anunciava Bruce: incredibile per me essere lì proprio dove sarebbe passato lui, io che l’avevo veramente scoperto solo da 1 anno, eppure sentivo di amarlo come il migliore amico di sempre, il più affettuoso dei fratelli.

Ma dove si sarebbe fermato?

Le urla. L’amore della gente lo potevi sentire forte; lo vedo scendere dalla macchina e salutare la gente, poi comincia a camminare verso di noi.

Tiro fuori la lettera dalla bustina di plastica che l’aveva protetta dalla pioggia.

Bruce arriva davanti a me e si ferma, stringe la mano di mia figlia, poi scansa il vinile di un ragazzo che aveva completamente coperto il viso di mio figlio e gli autografa lo striscione, anche a me regala un autografo su darkness, ero come paralizzata, poi mi rendo conto che i secondi stavano passando e non avrei avuto altro tempo, prendo coraggio, e gli chiedo per favore di prendere la mia lettera, lui mi guarda negli occhi la prende e se la mette in tasca, nella tasca posteriore del jeans; da quel momento la mia lettera è nelle foto.

Non credo che i miei piedi hanno toccato terra fino alla macchina.

Tutto quello che sognavo ma quasi non osavo sperare era appena successo!!!!

Avrà letto la mia lettera? Non lo so, ma lui il concerto a Roma l’ha fatto… l’ha fatto alla Grande e io l’ho aspettato con tutto il mio cuore, con tutti i miei cuori. E ancora una volta lui mi ha dato di più… uno dei miei 4 figli è salito sul palco, e ha canticchiato lì con lui.

Ragazzi che tipo!!!

Federica

~ di pinkcadillacmusic su 1 novembre 2016.

3 Risposte to “Bruce Springsteen al FILM FESTIVAL di Roma, 01 Nov. 2010”

  1. Che sarebbe stata una grande giornata lo avevo già capito da qualche giorno, per l’esattezza da quando sono riuscito ad acquistare on line il biglietto, chè ormai non ci speravo più, visto che la presenza di Bruce a Roma era cosa sicura.
    Ma le certezze sono arrivate nel pomeriggio, una volta giunto ( in scooter, sotto una pioggia leggera ma fastidiosa ) all’ Auditorium: dopo aver sistemato lo scooter, chiedo informazioni su dove ritirare ilbiglietto ad una graziosa fanciulla, che non sa aiutarmi, mi manda dalla collega di fronte che mi dice: “Avanti, a destra”, ma avanti a destra c’è la biglietteria normale dove mi dicono che devo andare “indietro, a destra”, però vado troppo dietro e mi sento dire che devo andare “avanti a sinistra”…già immagino di dover fare una coda estenuante, invece ho davanti solo 2 ragazzi.
    Col prezioso tagliando riposto nella tasca meno accessibile del giubbotto, zaino in spalla ( lo zaino, per la cronaca, contiene la mia copia di “Songs”, la videocamera, le chiavi di casa e dello scooter, depliants del Festival del Cinema appioppatimi da graziose fanciulle ) mi avvio verso la zona del Red Carpet…sono appena le 18:00.
    Arrivato davanti alla vetrina della libreria, tiro fuori la mia copia di “Songs”, il cellulare, mi levo il cappellino di lana e aspetto. Se qualcuno ha letto la mia autodescrizione su Loose-ends, non faticherà a riconoscermi.
    Scruto facce, occhi, mani, cerco indizi per riconoscere qualche Springsteeniano, qualcuno che abbia copie di “Darkness On The Edge Of Town” ( Bonfanz, dov’ eri? ) o altri dischi da far firmare al Boss.
    Niente, gira un mare di gente ma non riesco a distinguere Brucemaniaci, fin quando una ragazza mi avvicina sorridendo e mi dice: “Scusi ( sic!! ), lei è quì per “The Promise?”
    Alla mia risposta affermativa mi domanda se per caso mi avanza un biglietto, e il mio “No, mi dispiace” le spegne il sorriso in un attimo.
    Alle 18:15 incontro Roberto, che ho avuto il piacere di conoscere a Pistoia per il trentennale di “The River”, con il suo amico Luca: li accompagno a prendere i loro biglietti ( tanto ormai conosco la strada ), mentre camminiamo comincio a intravedere volti che sembrano familiari, già visti, graziose fanciulle ( sia chiaro: il Festival del Cinema di Roma è pieno di graziose fanciulle ) ci offrono posaceneri tascabili, libretti, opuscoli che rifiutiamo gentilmente.
    Mentre Roberto e Luca cambiano i biglietti, saluto il friulano “Davidone” ( “Cosa vuoi che siano 800 chilometri per Bruce?” è la sua risposta al mio: “Anche tu quì.” ), intravedo ancora visi che non sembrano nuovi , ripongo nello zainetto la mia copia di “Songs” e maledico la fastidiosa pioggerella che continua a cadere.
    Tra qualche chiacchiera e una visita alla libreria, dopo aver incrociato Marisa Laurito prima e Caterina Guzzanti poi davanti al bar, dopo una frugale cena, ci dirigiamo verso il Tappeto Rosso.
    Naturalmente, alle 19:50, la transenna è piena, c’è un muro multicolore di ombrelli aperti, e cominciano a spuntare vinili di Bruce ( ma dove li tenevate, nel taschino della giacca? ), libri su Bruce, compact discs di Bruce, fotografie di Bruce, magliette di Bruce.
    “Siamo tutti quì per Bruce” penso, allontanando la speranza che prima del Boss il passaggio di qualche star del cinema potesse aver attirato l’ attenzione di qualcuno tra quelli pressati sulla transenna, e vedendo tramontare la già flebile speranza di farmi autografare la mia copia di “Songs”.
    Mi dispiace, ma sotto la pioggia per mezz’ ora ad aspettare Bruce per avere forse una firma su un libro, non è un sacrificio che sono disposto a fare. Roberto e Luca decidono di entrare, resto solo davanti alla folla che preme sulla transenna: tiro fuori la videocamera dallo zaino, almeno qualche ripresa video forse riesco ad effettuarla.
    Alle 20:25 la pioggia cala e, miracolosamente, si apre un piccolo spazio nella folla ammassata davanti al Red Carpet: in un attimo decido di entrare, e quando sono dentro, già sento la folla premere dietro di me.
    Comunque, ci sono, la transenna è a pochi centimetri da me, dovrei riuscire a fare una buona ripresa. La firma sul libro? E come lo tiro fuori “Songs”, dallo zaino, pressato come sono?
    Mentre attendo, gomiti e ginocchia colpiscono varie parti del corpo, un ombrello aperto mi gocciola acqua gelida nel colletto, un altro tenta ripetutamente di accecarmi, una graziosa fanciulla ( una fan, non una di quelle dispensatrici di gadget e depliants ) sorride nervosamente.
    Poi, Bruce arriva, si alza qualche urlo, intravedo il grosso van grigio da cui scende, effettuo una ripresa sballottato a destra e a manca, centinaia di flash puntano verso l’ inizio del tappeto rosso. Io sono quasi veso la fine e già c’è tutta questa agitazione? Già ci spintoniamo come vacche verso il macello? Non oso pensare a quando sarà quì davanti…poi inizio a sognare ad occhi aperti, una versione bella, del sogno, e una terribile.
    Nella versione bella, Bruce arriva davanti a noi, appone la sua firma sulla mia copia di “Songs” mi sorride, e va via. Bello e semplice.
    In quella terribile, arriva, mi guarda, smette di sorridere e dice: “Hey, ma tu…tu eri sotto la transenna all’ Olimpico, l’ anno scorso. Con quella cazzo di maglietta verde assurdo.”
    Tutti si voltano a guardarmi, mentre Bruce chiama:” Hey, Jon, guarda chi c’è, quello della maglietta verde”.
    Landau, che avevo visto passare sorridente col suo pachidermico incedere, torna indietro fulminandomi con occhi feroci, e additandomi urla: “Brutta testa di cazzo, è colpa tua se abbiamo pubblicato “Hyde Park”. Noi volevamo pubblicare Roma, ma le riprese erano piene di quella tua terribile maglietta verde del cazzo.”
    L’ urlo: Bruuuuuce” di un fan alle mie spalle mi risveglia dalla versione terribile del sogno, sto riprendendo il Boss che si avvicina e non me ne rendo neanche conto.
    All’ improvviso, decido di giocare il tutto per tutto e con manovre degne di una contorsionista romena riesco a tirar fuori la mia copia di “Songs” dallo zaino. Estratto il pennarello nero dal taschino del giaccone, mi preparo ad affrontare Bruce così: videocamera nella mano destra, braccio teso verso l’ alto, la mia copia di “Songs” nella sinistra, col gomito sul capo della graziosa fanciulla, penarello nero in bocca ( come faccio a darglirelo? Sputandolo? ), zaino fra le ginocchia, mi reggo in piedi sulle punte come Oriella Dorella.
    Il Boss si avvicina, sorridendo e firmando autografi, indossa un giubbotto di pelle e occhiali da sole ( perfetti per una serata di pioggia ), lo vedo nello schermo della mia videocamera, ogni tanto scompare dietro una mano, un vinile, un cd, un libro, un ombrello.
    Mi rincuora sentire gli uomini della sicurezza gridare di non dare penne e simili a Bruce, che ne è già provvisto, e quasi decido di ingoiare il mio pennarello.
    Poi, nello schermo della mia video camera vedo: in alto a sinistra, la mia copia di “Songs”, in alto a destra una copia di “Darkness” e in mezzo Bruce che sorride e firma.
    “Prendi la mia copia di “Songs”, prendila” prego silenziosamente, poi la mia mano sinistra si fa più leggera, e la mia videocamera inquadra perfettamente Bruce che esaudisce il mio desiderio: firma la mia copia di “Songs”.
    Non mi ha riconosciuto, non mi ha additato per la maglietta verde dell’ Olimpico, non ha chiamato Landau…ha firmato la mia copia di “Songs”.
    Esco dalla folla ormai diradata, chè Bruce si è allontanato, spengo la videocamera, la ripongo in tasca, guardo Bruce che continua il suo trionfale Red Carpet.
    La mia copia di “Songs” è firmata, autografata da Bruce Springsteen, il 15enne che è in me, e che quando aveva tutto il diritto di farsi vedere non si mostrava, esce gaudente a 44 anni compiuti, gaudente per un autografo del suo idolo, Bruce Springsteen, il Boss.
    Ho ancora il pennarello in bocca, lo levo, lo infilo nella tasca dei jeans e guardo finalmente la mia copia di “Songs”: “Cazzo! Che è sto sgorbio? Che se una roba del genere me la faceva mia figlia, sulla mia copia di “Songs”, m’ incazzavo come una jena.”

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  2. voto la n 41 sicuramente la più bella!!!!

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  3. Bruce al FILM FESTIVAL di Roma

    Venerdì sera leggo la notizia ufficiale: Bruce sarà a Roma per la presentazione del film “The Promise”. Il nostro fine settima invece si preannuncia noioso, deprimente ed anche molto bagnato dalla pioggia. Sabato sera la svolta: l’amica di Noemi che sta lavorando al film festival ha trovato i biglietti per me e Gianni. Urlo di gioia ,e immagino la mia emozione nel vedere il NOSTRO in un contesto del tutto diverso dai concerti live. Partiamo lunedì verso le 13.00 sotto una pioggia incessante. Arriviamo alla CITTADELLA del cinema alle 16,00 circa. La pioggia continua, ma qui è bello lo stesso e si respira un’aria di attesa, almeno per me. Incontriamo giornalisti famosi, Marco Ardemagni, Oliviero Bergamini, Gino Castaldo parliamo con loro di Bruce, ma c’è una strana consapevolezza in me, le mie parole sono dettate dal cuore e dalla pancia, non dal cervello. Sono completamente irrazionale quando racconto di Bruce. Con il passare delle ore l’attesa si fa sempre più spasmodica e cresce la mia tensione: riusciremo ad avvicinarlo per dargli la maglietta del fans club?( impegno preteso dal nostro presidente) Ma soprattutto il mio battito cardiaco sarà uguale a quello d’inizio concerti? Per ora sono incollata dietro i vetri del foyer con lo sguardo puntato al red carpet. Verso le 20.30 notiamo agitazione tra la folla ai bordi del tappeto rosso, ma i brividi ormai sulla pelle perché siamo avvolti dalle note di “ C’era una volta in America” D’improvviso da lontano, un gruppo di persone, la delegazione, comincia a scendere. Urlano da fuori BRUCEEEEE, ma io ancora non lo vedo. Ad un tratto eccolo, si stacca dalla delegazione e si avvicina ai fans impazziti: delirio!!!!!! LUI sorride saluta firma autografi cerca di toccare più mani possibili, si mette in posa davanti ai fotografi è un GRANDE!!!!!!ma è anche molto umile s’inchina saluta e torna dai suoi fans. Io vedo benissimo dall’ingresso, ma quando comincia a salire per entrare, ormai sono impazzita urlo spingo chi mi sta davanti, ma c’è una bolgia incontrollata all’ingresso, impossibile vederlo. Gianni gli butta la maglietta sulla spalla, ma lui non la prende, l’ingresso del foyer è stato gestito malissimo. Decidiamo di salire in sala per la proiezione, ma penso: probabilmente ha voluto fare solo il red carpet, non ci sarà alla proiezione. Infatti la sala comincia a riempirsi ma quasi in silenzio, forse pensiamo tutti la stessa cosa. Poche parole per la presentazione del film, e poi “ ci sarà una sorpresa alla fine” dice MARIO SESTI. La mia incredulità è sempre più forte, BRUCE è andato via, secondo me. Comunque mi godo THE PROMISE praticamente sotto il palco e il grande schermo. Alla fine del film, sulle immagini di DARKNESS con l’ E-STREET BAND, e i miei occhi pieni di lacrime, mentre la sala è ancora al buio, collocano sul palco 6 sedie e due tavolini con acqua e bicchieri. Qualcuno dice “ perché 6 sedie? Nessuno risponde “ ne basta solo una di sedia” silenzio ancora . Luci in sala, sul palco Mario Sesti che comincia a presentare: Gino Castaldo, Ernesto Assante, applausi dalla sala e poi cominciamo ad infiammarci mentre Sesti annuncia THOM ZIMNY e JOHN LANDAU a quel punto il mio cuore ormai è fuori controllo quando Sesti annuncia : BRUCE SPRINGSTEEN!!!!!!!! In sala è un boato di gioia mentre lui sale sul palco omaggiato da noi con l’ oohoohoohoohoo di BADLANDS. Il posto a sedere di BRUCE è proprio di fronte a me a poco più di un metro. BRUCE è schivo emozionato ed io ormai sono in adorazione, quasi in trance. I miei occhi non si spostano di un millimetro da lui. E’ un sogno averlo davanti a me seduto con lo sguardo abbassato mentre aspetta le domande. L’adrenalina che mi pervade durante i concerti ha lasciato spazio all’adorazione, c’è quasi una sacralità in questo contesto e siamo molto silenziosi quando lui parla. Alla fine dell’intervista chiedono a Bruce qual è la città italiana che preferisce, mentre qualcuno urla: Sorrento!!!! Io penso Napoli, ricordando la ormai mitica serata del 1997, ma quasi senza accorgermi la mia voce esce incontrollata dai miei pensieri e urlo: Naples Thunder road!!!! Mi sento stupida ed imbarazzata per aver infranto questo silenzio quasi mistico. Bruce, comunque ha alzato lo sguardo verso di me rivolgendomi un ooh compiaciuto. Mario Sesti ringrazia Bruce per aver reso questa edizione del film festival davvero unica e così mentre lui si alza, come una sequenza ben conosciuta ci dirigiamo sotto il palco con le mani verso di lui, stranamente molto silenziosi. Lui sorride e tocca tutte le mani che può, scende ora non lo vedo più. Sono felice ed incredula:era a poco più di un metro da me????? Si
    Nicoletta

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