La conversazione con Bruce Springsteen alla Monmouth University


br3Presentata come Una Conversazione con Bruce Springsteen, la serata di martedì 10 gennaio è stata molto di più di una semplice intervista o chiacchierata con un artista famoso.

br2L’evento si è tenuto al Pollak Theatre della Monmuth University, che dal 2011 ospita la Bruce Springsteen Special Collection, una raccolta di circa 35.000 oggetti provenienti da 48 paesi del mondo,  da libri, articoli e memorabilia, a gadget, programmi di concerti e tutto ciò che riguarda Bruce e la sua carriera artistica. Non solo, ma come preannunciato da Paul Brown, preside della Monmouth University, l’istituto ha anche avviato una collaborazione con i Bruce Springsteen Archives e il Center for American Music.
Dunque, da una parte sedeva l’ospite d’onore, Bruce Springsteen, circondato anche da amici, fan e famigliari – tra cui Patti Scialfa, Jon Landau e Barbara Carr – dall’altra Robert Santelli, ex docente della stessa Monmouth University, giornalista e critico musicale (cui si deve ad esempio  “Greetings from E Street: The Story of Bruce Springsteen and the E Street Band”, pubblicato in Italia da Rizzoli), attualmente direttore esecutivo del Grammy Museum.

Bruce ha raccontato che all’inizio della sua carriera si trovò a suonare ben 9 volte proprio al Monmouth College, e di conservare bei ricordi di quegli spettacoli e di quelle poche migliaia di presenti, soprattutto perché gli garantivano il cibo in tavola “per un paio di settimane”. Il discorso è proseguito con racconti sul leggendario Upstage Club di Asbury Park e su amici e figure  che accompagnavano Bruce in quegli anni, come David Sancious, alla cui casa sulla E Street a Belmar si deve il nome della E Street Band.
A differenza di altri incontri promozionali della biografia di Springsteen, Santelli ha scelto di indagare molto sui primi album della carriera di Bruce, soffermandosi soprattutto su “Born to Run”, che essendo stato scritto di fatto a due passi da dove stava avvenendo la conversazione, ha garantito alla serata un’atmosfera ancora più emozionante e suggestiva.
Si è parlato dei dieci spettacoli al Bottom Line di Manhattan,  tenuti nell’estate del ’75 – che Springsteen ha riconosciuto come importantissimo trampolino di lancio per lui e la E Street Band – e delle famose copertine
di Newsweek e Time rispetto alle quali ha ammesso molto schiettamente  che “nessun agente esterno avrebbe potuto mettergli più pressione addosso di quanto stesse già facendo lui stesso”.  

Insomma, per oltre un’ora insieme hanno ripercorso le tappe della vita artistica di Bruce, tra ricordi emozionanti ricchi di dettagli inediti, con toni semplici, diretti e intimi, ma anche molto acuti e divertenti che ne hanno fatto una serata, a detta dei fortunati presenti, davvero memorabile.

 

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~ di pinkcadillacmusic su 11 gennaio 2017.

Una Risposta to “La conversazione con Bruce Springsteen alla Monmouth University”

  1. very cool

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