Springsteen: il pubblico, il lavoro, gli show e l’amicizia.


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Il 12 gennaio Bruce Springsteen ha concesso una lunga e interessante  intervista a Michael Hann per The Guardian, in cui, prima di affrontare il Summer Tour in Australia e Nuova Zelanda, racconta del suo rapporto con il pubblico, di come affronta i suoi show e del suo felice rapporto con la Band. Ecco la traduzione dell’intervista:

Si deve sentire un incredibile senso di potenza, in piedi davanti a 80.000 persone. E da un grande potere derivano grandi responsabilità, per citare Spider-Man. E tu le senti queste responsabilità?

Beh, si devono sentire devi uscire sul palco ogni sera, innanzi tutto, sapendo che è la cosa più importante che puoi fare nella tua vitama poi, devi anche pensare che è solo rock’ n‘ roll. Devi riuscire a tenere a mente nello stesso tempo questi due punti di vista contrastanti senza lasciare che uno dei due prenda il sopravvento, o senza prendere entrambi troppo sul serio. E così è nella vita.  Ma è qualcosa che ti sei cercato e dunque devi farci i conti. Devi solo fare del tuo meglio.

I tuoi show offrono al pubblico momenti di trascendenza. Quando vai sul palco, hai già un’idea di quando potrebbero arrivare questi momenti o quando tu vuoi che arrivino? Si riesce a gestire una cosa del genere?

Non è possibile prevederla. Ogni spettacolo è molto organico. Non ho mai suonato due spettacoli identici in tutti questi anni. Hai a che fare con l’alchimia che si crea tra te stesso e il tuo pubblico, e questa è un’esperienza vorticosa  che muta di momento in momento. Dall’istante in cui esco, guido e mi lascio guidare dal pubblico. E quei momenti accadono … Ogni show ha una struttura che sale in alcuni punti,  rifluisce in altri, ma c’è sempre un momento di sorpresa – e quei momenti arrivano e mi sorprendono durante il corso della serata.. mi basta guardare Steve [Van Zandt] e andiamo, “Sì, Ok”. Dobbiamo solo guardarci a vicenda e partiamo,”Wow. Che grande momento!” 

Psicologicamente, come ti stai adattando al fatto che, invecchiando, hai cambiato le prestazioni? Il fatto che non riesci più a saltare dal pianoforte o a fare scivolate sulle ginocchia… potrebbero volerci cinque minuti per rialzarti!

Non farò più probabilmente le tre capriole di seguito a questo punto. Ma la cosa fondamentale, l’unica cosa che ho notato è che invecchiando si presentano alcune debolezze fisiche strutturali e devi trovare il modo di gestire il tuo fisico affinché possa fare le cose essenziali e importanti. Così si può inviare lo stesso il messaggio e creare la serata che si desidera creare. Ci si limita semplicemente in alcune cose che a questo punto non sono tanto necessarie, evitando di spaccarti schiena o collo.

Come dire, è possibile rimuovere gli ornamenti da una cattedrale, ma è ancora una cattedrale …

Sì, esattamente! Queste sono le uniche regole che ho seguito. Efficienza energetica! Fisicamente, non sento nulla di diverso. Abbiamo tenuto alcuni dei più lunghi show della nostra carriera [nel 2016], quindi ci saranno anche piccole cose diverse, ma non sono roppe.

E’ diverso suonare davanti a 70.000 persone rispetto a un pubblico di 150 persone?

Il meccanismo, il funzionamento interno di ciò che stai facendo è esattamente la stesso. Si lavora comunque duro per impressionare 150 persone. L’energia che ti spinge a buttare tutto fuori, abbastanza sorprendentemente, credo che sarebbe la stessa di fronte a un pubblico di una sola persona. Perché si sta cercando di avviare un dialogo, di accendere un dialogo, fondamentalmente con un’altra persona, che poi si estende, a 50, a 500, a 5.000 a 50.000. Ma l’atto in se stesso è sostanzialmente identico. Bisogna imparare alcuni elementi differenti del nostro mestiere per suonare davanti a una folla più ampia, bisogna avere un certo talento per questo. Ma l’alchimia interna è fondamentalmente la stessa.

Michael Stipe dei REM mi disse che sarebbe felice di suonare in una stanza di qualsiasi dimensione purché piena, ma se non fosse piena avrebbe dei problemi – sia che si tratti di un piccolo locale o di uno uno stadio – perché in quel momento le insicurezze verrebbero a galla.

Veramente? Interessante. Il mio approccio è stato un po’ diverso, nel senso che ho sempre pensato: “Sono qui per suonare per le persone che sono presenti. Noi giriamo gli States e non sempre facciamo il sold out. Abbiamo suonato in arene piene solo per tre quarti. Sono rimasti invenduti una grande quantità di posti a sedere, ma non possiamo pretendere di avere il sold out ogni spettacolo per il resto della nostra vita. Esco ancora sul palco con la stessa presenza di spirito, come se fosse tutto pieno. La posta in gioco è sempre la stessa. Sei sempre felice di vedere un grande gruppo di volti che ti fissano. Non dico che non ti possano venire pensieri “Hey! Dove sono finiti tutti gli altri?”. Naturalmente, potresti pensarlo. Ma ripeto, l’atto fondamentale è lo stesso. Stai cercando di parlare con chi c’è. Hai a disposizione una finestra per avere una certa influenza, e tenti di utilizzare bene quella finestra. Vai a casa, metti la testa sul cuscino e dormi bene la notte.

Cosa ricordi del passaggio dai palazzetti agli stadi nel 1985?

Inizialmente si è intimiditi dallo spazio. Ma è un fatto tutto mentale. Bisogna essere preparati mentalmente per lo spazio più grande. Se riesci a proiettarti mentalmente fino all’ultima fila, andrà tutto bene. E’ tutta una questione di contatto iniziale che stabilisci con il pubblico. Se ci riesci, la gente in fondo lo sentirà, la gente al centro lo sentirà, la gente di fronte al palco lo sentirà. Se esci e invece non riesci ad immaginare quel contatto, allora non succederà, e suonerai poche miserabili ore. Questo ti farà pensare “OK. Sono una frode”.

Ci sono show in cui non riesci ad avere questo contatto con il pubblico?

La chiave è che devi prendere ogni pubblico in considerazione. Non ci sono due segmenti di pubblico identici. Se vai a fare uno spettacolo in Spagna, non è lo stesso di Hyde Park. Non è lo stesso del pubblico negli Stati Uniti. Ogni pubblico ha le proprie caratteristiche. Non si può pretendere di avere sempre un pubblico conforme alle proprie aspettative. Devi uscire e dire “OK, devo incontrare qualcun altro stasera. Prima devo incontrarlo e imparare qualcosa di lui”. Quindi devi uscire, iniziare a suonare e farti un’idea del pubblico di quella sera. Può essere tranquillo. Può essere scatenato. Può prevaricare con la sua energia. Puoi avere la sensazione di un pubblico dove l’energia è bassa. Ma non si possono avere preconcetti, se l’energia è bassa, le persone possono semplicemente essere in ascolto. Oppure possono solo vivere la musica in un modo diverso. Ci sono stati casi in cui semmai vedo qualcuno in prima fila in apparenza completamente impassibile, per nulla preso dallo spettacolo.  Poi lo vedo in un altro show “Accidenti, quel ragazzo non si stava divertendo all’altro show, cosa ci fa qui?”.  E poi lo incontri per la strada, e lui ti fa: “sono il tuo più grande fan degli ultimi 25 anni.”
Non è possibile leggere ciò che le persone stanno pensando o come percepiscono quello che stai facendo. Quindi, devi solo fidarti di quello che stai facendo e fidarti del pubblico quando sali sul palco. Poi devi andare avanti con il tuo lavoro fino a che non senti stabilita quella connessione. Ma è molto importante non salire mai sul palco con una serie di nozioni preconcette sul pubblico che hai di fronte.

Nei grandi show all’aperto, c’è anche il fattore “posto”: canzoni differenti funzionano in modo diverso a secondo del posto quando c’è una grande folla. A volte, nei tuoi spettacoli, ho trovato ballate funzionare perfettamente a 100 metri di distanza, perché lì le persone sanno stare tranquille. Mentre vicino al palco, ti travolgono. Il posto ha la sua importanza.

Certamente. Il suono si sposta ogni cento iarde o giù di lì. Così il pubblico deve anche prepararsi mentalmente. Puoi trovarti bene nel posto in cui ti trovi o trovare il tuo modo di stare nello spettacolo mano a mano che lo show va avanti. Così anche il pubblico ha del lavoro da fare.

Hai ancora la stessa adrenalina per i tuoi spettacoli?

Varia da sera a sera, ma ogni volta che si sta uscendo di fronte a una folla di qualsiasi dimensione, il tuo corpo lo sa. Questo è ciò che faccio. Questa è l’unica cosa che faccio. Questa è l’unica cosa che so fare. Quindi, è importante come lo faccio stasera. C’è molta ansia prima dello show che si traduce poi in adrenalina una volta che sei là fuori.  E così è una sfida ogni notte.

Ma come si fa a trovare un significato, notte dopo notte, a Born to Run, per esempio? Nils Lofgren ha detto ci riesce ricordando che mentre lui la suona 150 volte l’anno, il pubblico non la ascolta 150 volte l’anno. Così scopre qualcuno in mezzo alla folla per cui è il grande evento dell’anno e la suona per lui.

Sì. E’ come quando scrivi qualcosa … Si lavora su un album in un ambiente ermeticamente sigillato. Una delle cose più spaventose è suonarlo per qualcun altro. Per la prima volta lo ascolti attraverso le orecchie di un altro. Se ne sta semplicemente seduto lì, ma tu stai ascoltando la cosa totalmente nuova attraverso le sue orecchie. E riconosci tutti i suoi difetti e tutti i suoi punti di forza. Quindi andare di fronte a un pubblico ogni notte significa ascoltare quello che sto facendo con le orecchie del pubblico. Questo è ciò che Nils intendeva. Posso averla sentita 100 volte, ma quel ragazzo la sentirà solo quella notte, questo è tutto.
Parte del mio lavoro è quello di avere un piede sul palco e un piede in mezzo al pubblico. Avere un orecchio alla band e un orecchio alla folla. E se lo si sta facendo correttamente, vivrai la sera attraverso le loro orecchie  come se fossero le tue.

Ti sei mai sentito solo il leader della band, il loro datore di lavoro, il Boss?

E’ stato così per tanto tempo che non ci penso più molto. Mentre si sente la pienezza di ciò che hai compiuto, fai anche del tuo meglio per non pensarci quando non ti serve farlo. Tutti hanno bisogno di un certo grado di anonimato, un certo grado di libertà di movimento. Alla fine della giornata, un grosso pezzo di te è ancora chi eri prima di prendere la chitarra o prima di iniziare. Hai bisogno di sentire quella persona ancora vicino. Non si può vivere dentro il proprio lavoro; è il lavoro che deve vivere dentro di te.

Siete ancora amici nella E Street Band nel modo in cui la gente comune lo è? Se siete nello stesso luogo nello stesso momento, hai voglia di chiamarli per una birra?

Oh sì, molto. Ognuno ha famiglia e vive in luoghi diversi. Ma se vado ad ovest, mi incontro con Roy [Bittan]. Se sono a New York, io e Steve facciamo il possibile per vederci. Ci possono essere lunghi periodi in cui non ci si vede. Ma sono felice di constatare che la E Street Band è ancora piena di persone che si vogliono bene. Forse non abbiamo tutto in comune, ma c’è un profondo rispetto reciproco e credo che l’amore tra i membri della band che si evince sul palco è molto reale.

A volte, quando hai registrato un calo, come succede per tutti gli artisti a un certo punto, hai trovato difficoltà ad affrontarlo?

Non proprio. Ognuno ha momenti in cui pensa “perché non tutti ascoltano questo disco che ho fatto?”. Ma io considero flussi e riflussi della mia vita di lavoro, dopo 50 anni, come una parte naturale della dinamica della tua carriera. Ma ogni volta che si fa uscire qualcosa fuori – soprattutto se ci si crede completamente – si desidera essere capito, si desidera che venga ben accolto. Si vuole afferrare per le orecchie la gente, questo è il mio lavoro. In caso contrario, resterai deluso.

 

 

 

 

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~ di pinkcadillacmusic su 14 gennaio 2017.

Una Risposta to “Springsteen: il pubblico, il lavoro, gli show e l’amicizia.”

  1. very interesting

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