Springsteen ringrazia Obama con un concerto acustico alla Casa Bianca


obama

 

Il 12 gennaio, due giorni dopo il discorso di commiato di Barack Obama alla nazione, Bruce Springsteen è tornato alla Casa Bianca per dare il suo personale saluto al Presidente e al suo staff. E il suo ”personale saluto” è consistito in un set acustico di 15 canzoni -Patti Scialfa l’ho accompagnato su due brani- attingendo dai classici, come Thunder Road e the Promise Land, e da perle rare come My Father’s House and The Wish. Grazie a un lettore di lunga data di Backstreets che era presente all’evento possiamo raccontarvi come si è svolta la serata.

”La serata, cui ripenso come un sogno, è stata un modo per ringraziare il presidente per questi otto anni di amministrazione. Eravamo in fila all’ingresso sud est dietro il palazzo del Tesoro e hanno iniziato a farci entrare appena dopo le 19. Per circa un’ora o poco più, si è tenuto un bel ricevimento nella sala da pranzo. L’atmosfera nella sala e per tutta la notte è stata molto familiare. Gli invitati (circa 200 o 250 presenti) erano persone che per anni avevano lavorato insieme ed è stato toccante vederli tutti riuniti e il loro salutarsi e abbracciarsi un’ultima volta. Non c’erano celebrità, ma solo persone dello staff e i loro consorti. Nessun segno del Presidente fino a tardi. Dopo circa un’ora si sono aperte le porte della East Room e ci siamo accomodati ai nostri posti. Il Presidente e la First Lady sono stati annunciati e hanno fatto il loro ingresso attraverso la Green Room per prendere i loro posti davanti al centro della Sala. Obama indossava un abito nero e Michelle nulla di eccessivamente formale. Patti Scialfa era già seduta in prima fila accanto alla consigliera per la Sicurezza Nazionale Susan Rice. Poi è stato annunciato Bruce che entrato dalla Green Room con un jeans scuro e la sua classica tenuta (giubbotto scuro, maniche di camicia, bracciali, ecc.). Kevin Buell aveva allestito sul palco un’area tech per sintonizzare e alimentare le varie chitarre acustiche di Bruce per tutta la notte. Pete Souza era seduto in prima fila alla sinistra del palco; ha percorso in lungo e in largo la sala tutta la sera per scattare foto (canticchiando silenziosamente le canzoni). È stato un sogno di setlist. Bruce ha aperto con una breve nota di ringraziamento rivolta al Presidente e al suo staff prima di lanciarsi in Working on the Highway. Ha proseguito con un’incredibile Growin’ Up per un inizio scoppiettante. Ma non tutta la setlist ha conservato questi toni vivaci, come quando ha eseguito le malinconiche My Hometown, My Father’s House e Devils & Dust. Lo stato d’animo durante tutta la notte -sia durante il ricevimento che al concerto – non si può dire fosse cupo, ma neanche festoso. È stato elogiaco, direi. Era netta la sensazione di qualcosa che stava volgendo al termine, la conclusione di una avventura per lo staff e la presenza silenziosa dell’arrivo di una transizione politica. Il contegno di Bruce era sicuramente in linea con quell’atmosfera generale. Springsteen ha introdotto la maggior parte dei brani scelti, parlando un po’ di politica prima di Born in the USA, definendola una ”canzone di protesta”,  fraintesa almeno un paio di volte… Prima di The Wish ha fatto riferimento alla famiglia del Presidente e ha poi spiegato che l’aveva scritta per sua madre, ora malata, che gli ha insegnato tanto su ”come stare nel mondo”. Chiamata Patti per cantare insieme Tougher Than The Rest, Bruce ha portato ad esempio l’unione del Presidente e della First Lady attraverso i difficili anni dell’amministrazione, e ha dedicato a loro questo brano. Patti è poi rimasta sul palco per If I Should Fall Behind. Long Walk Home -riflettendoci il pezzo più bello eseguito alla Casa Bianca – è stata preceduta da un’osservazione sull’importanza di restare ottimisti in un momento così difficile. E poi la sapiente doppietta finale di Dancing in the Dark e  Land of Hope and Dreams. Non c’è stato alcuno stacco tra questi due pezzi, eseguiti da Bruce uno di seguito all’altro. Dancing ha avuto un tono quasi cupo e oscuro, come ho sempre pensato che quel testo dovesse essere interpretato. La canzone ha alcuni dei versi che preferisco di Bruce, in realtà, e questa è stata la performance di una vita, straziante e tesa, infuocata dal dubbio e dall’ansia.

Land of Hope and Dreams è stata la chiusura perfetta. Poche parole finali di ringraziamento da  parte di Bruce e poi il Presidente Obama è salito sul palco. Ha ringraziato a sua volta  Bruce, con parole del tipo: ”è stato con noi per molto tempo, mettendo a disposizione il suo mestiere per mostrarci il suo sostegno”. Ma Obama ha soprattutto ringraziato tutte le persone del suo staff e le loro famiglie per quanto si sono spesi in questi anni. Ha concluso abbastanza rapidamente. Quindi Michelle e Patti sono salite sul palco, tutti hanno applaudito e le due coppie hanno continuato a parlare tra di loro in privato. Poi tutte e tre hanno seguito Obama nella Green Room e poi sono usciti. La folla si è riversata nella Cross Hall per i saluti finali prima che ci iniziassero a scortare verso il guardaroba e poi fuori nella calda notte invernale. Siamo stati tra gli ultimi ad uscire e, come ci siamo incamminati lungo la East Executive Avenue, abbiamo visto Bruce e Patti fuori l’ala orientale incamminarsi verso la loro auto. Siamo rimasti vicino all’ingresso nord est fino a che non sono usciti. Ho pronunciato un modesto ”Bruuuce” e ho ricevuto un bel saluto con la mano da Bruce e Patti da dentro l’auto. Fuori la Casa Bianca nessuno avrebbe mai immaginato quan fosse accaduto. La strada era vuota e tranquilla. Ho visto Bruce Springsteen in moltissimi posti: in prima fila al MSG, per la rehearsal alla Convention Hall, al Giants, l’ultimo spettacolo al vecchio Giants, una apparizione a sorpresa in un centro commerciale, al Vote  for Change nel 2004, in seconda fila al Lincoln Memorial nel 2009, ovunque nelle arene. Ma questa volta è stata un’esperienza davvero personale, questa setata dedicata allo staff che si è impegnato così tanto negli ultimi otto anni. È stato un gesto umile, silenzioso di Bruce per dire grazie al presidente Obama, allo staff e alle loro famiglie. Nessuna esagerazione, nessuna cerimonia, senza spingere. Solo l’uomo, la chitarra e le canzoni”.

Setlist

1. Working on the Highway
2. Growin’ Up
3. My Hometown
4. My Father’s House
5. The Wish
6. Thunder  Road
7. The Promised Land
8. Born in The USA
9. Devils & Dust
10. Tougher Than The Rest (con Patti Scialfa)
11. If I Should Fall Behind (con Patti Scialfa)
12. The Ghost of Tom Joad
13. Long Walk Home
14. Dancing in the Dark
15. Land of Hope and Dreams

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~ di pinkcadillacmusic su 19 gennaio 2017.

Una Risposta to “Springsteen ringrazia Obama con un concerto acustico alla Casa Bianca”

  1. Cool indeed

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