L’intervista di Tom Hanks a Bruce Springsteen al Tribeca Film Festival


Come da programma,  Bruce Springsteen è stato ospite di Tom Hanks nell’ambito del Tribeca Film Festival 2017, in una lunga e interessante intervista sulla sua carriera e sul suo ruolo nella storia del rock americano.

Considerati gli ultimi tristi avvenimenti, il produttore del festival Paula Weinstein ha dedicato l’evento a Jonathan Demme, regista venuto a mancare appena due giorni prima e che, neanche a farlo apposta, rappresenta una sorta di anello di congiunzione proprio tra i due protagonisti della serata, uniti sul set di Philadelphia nel 1993, per il quale  l’anno successivo Springsteen vinse l’Oscar nella categoria “Best Original Song” con “Streets of Philadelphia” e Hanks quello per il miglior attore protagonista. “Credo che tra noi l’unione più forte- ha ricordato pubblicamente Hanks- la più simbolica, sia inevitabilmente quella per Philadelphia. Dio benedica Jonathan Demme, lo abbiamo appena perso”. E Bruce ha aggiunto:  “Per me è stato una fonte di ispirazione. Senza di lui non esisterebbe un inno contro la discriminazione come Streets of Philadelphia. Neil Young scrisse Philadelphia che concludeva il film, ma Demme voleva una canzone rock per l’inizio. ‘Dai, componi una canzone rock’, mi disse. Ho provato un giorno intero ma non venne fuori nulla di buono. Poi è arrivato il beat e la traccia ha preso forma. Pensavo non fosse ciò che Demme cercava ma gliela inviai lo stesso. Lui rispose mandandomi una clip dell’intro del film con la camera che si muove lentamente per le strade di Philly. E così, dopo due giorni, uscì la canzone  [che trae il titolo proprio da quelle riprese] e gli chiesi:  ‘Che ne pensi?’. Demme rispose: ‘Fantastica’ ”.

Hanks è arrivato sul palco con un foglio denso di appunti e un entusiasmo da vero fan che fin dall’inizio non ha  affatto celato. Rivolgendosi al pubblico ha esclamato: “Io cito la canzone e voi la completate: ‘My machine she’s a dud, out stuck in the mud” e il pubblico ha immediatamente ha proseguito, urlando  “Out stuck in the mud somewhere in the swamps of New Jersey”, citando i versi di Rosalita (Come Out Tonight) come una congregazione esortata dal predicatore. “Quelli di noi che sono cresciuti sulla costa occidentale sono restati stupefatti nello scoprire che ci sono paludi nel New Jersey”,  ha commentato divertito Hanks alludendo ai versi appena citati. “Noi lo chiamiamo Meadowlands” ha risposto il Boss.

Nel corso dell’intervista, Hanks ha fatto spesso riferimento all’autobiografia bestseller di Springsteen “Born To Run”.  “E’ il Jersey che ha fatto Springsteen o Springsteen che ha fatto il Jersey?” gli ha chiesto, citando la diversità delle culture, quella dei Garden States – con i suoi greasers e bikers, le paludi e le grandi spiagge, i rodei e circhi in estate, i lavoratori e i migranti- e quella della città più grande del mondo a circa un’ora e mezza e un paio di dollari di distanza. “Hai scritto anche del New Jersey come di un posto dal quale devi uscire e un luogo dove devi sempre tornare”. Bruce ha ricordato divertito che durante il suo primo viaggio a San Francisco verso la fine degli anni ’60, quando ancora suonava con gli Steel Mill,  fini’ a suonare in un piccolo locale: «Ero al bagno e un ragazzo a un certo punto mi disse: “Sei abbastanza bravo, di dove sei?”. Risposi: “New Jersey.”  E lui: “Che cos’è ?!”»

Bruce ha parlato di come la radio da ragazzo fosse il fulcro della casa e che tutta la sua cultura provenisse da lì, fino all’avvento della televisione. Ha ricordato anche della sua propensione a vivere di notte fin da piccolo: “Quando ero ragazzino, volevo dormire  fino alle 3 del pomeriggio e rimanere sveglio fino alle tre del mattino, perché potevo farlo. Non è una coincidenza che ho scelto una carriera che mi lascia rimanere in piedi fino alle tre del mattino”. A un certo punto Hanks  ha sorpreso tutti proiettando una fotografia di un giovanissimo Bruce durante un concerto con la sua band The Castilles (che derivava il suo nome, come ricorda Bruce,  da una marca di shampoo): “Vedrete ora quello che è Bruce Springsteen, quello che è stato e che sempre sarà” e poi ha spiegato al pubblico di aver cercato tra le tante immagini quella che meglio esprimeva l’approccio che Bruce aveva avuto sin da giovane rispetto a quello che intendeva fare, un approccio che ha conservato per tutta la sua vita.  La foto mostra Springsteen con la sua chitarra in cima ad una postazione di bagnino durante un concerto in spiaggia. Indossa pantaloni bianchi, dolcevita a collo alto rosso e sandali. “E pensavo di essere il più figo del mondo” ha aggiunto ridendo Bruce. Sul suo percorso nell’industria musicale, ha ammesso che all’inizio non sapeva assolutamente nulla di cosa significasse incidere dischi. “Nessuno di noi nella band lo sapeva davvero. Entravamo in studio, facevamo casino e poi ce ne andavamo. Il giorno dopo non eravamo più in grado di riprodurre quel suono o di andare in una precisa direzione. La prima notte abbiamo suonato in un club di nuoto… dopo l’esibizione mi pagarono 5 dollari. Ricordo che, tornando a casa, pensavo…Gesù mi hanno pagato 5 dollari ed ero felice… è stato il miglior denaro che abbia mai guadagnato”.  Poi, dopo una pausa strategica, ha aggiunto “a parte tutto il successivo!”. Poi la conversazione è andata avanti ripercorrendo la formazione della E Street Band, i contratti con John Hammond e Clive Davis per la Columbia e il percorso dai primi album al successo con Born To Run nel 1975. Hanks ha anche ricordato che dopo la svolta del ’75, Bruce ebbe problemi con l’IRS per evasione fiscale. Bruce ha scherzosamente risposto che non aveva mai incontrato nessuno nel New Jersey che avesse pagato tasse. “Mai. Di sicuro non uno sotto i 25 anni” ha aggiunto ridendo. Verso la fine dei Settanta, dunque, “Mi sono messo in tour a ‘lavorare’ per anni. Dovevo estinguere il debito. Ma adesso le tasse le pago”. Inesperienza a parte, una volta sanato il debito e assunti gli avvocati, Bruce ha rivelato che nel 1980, sul suo conto aveva solo circa $ 20.000, nonostante avesse trascorso i cinque anni precedenti riempendo teatri e arene in tutto il mondo.

La conversazione ha preso poi pieghe più serie quando ha ripercorso la vita di Bruce, il suo rapporto con Jon Landau, che lo ha avvicinato a “The Grapes of Wrath” di John Ford, a “The Promised Land” e al cinema noir di Hollywood. Springsteen avrebbe poi infatti rivelato con The River una sensibilità più adulta, narrando storie, come ha sottolineato Hanks, su personaggi ed eroi controversi su sogni e disagi, sul mettersi in gioco, sulla vita e sulla sopravvivenza. “Pensi che quel disco fosse su di te?” ha chiesto Hanks e Bruce ha risposto: “No, non era su di me ma su tutti noi. The River parla di persone che cercano di vivere onestamente, di andare avanti, di sostenere le loro famiglie”.

E riguardo Born in the U.S.A.? “Ricordo che volevo eliminarla dall’album. Mi sembrava superficiale. Credo di non aver cambiato opinione. Ho pensieri molto contrastanti sull’intero progetto discografico”. A proposito della guerra in Vietnam, Springsteen ha ricordato di essersi sempre mostrato renitente alla leva: “Ho fatto di tutto per non arruolarmi e disubbidire agli ordini. Nel tempo ho avuto sensi di colpa per questo”.

“Hai detto che il lavoro è il lavoro e la vita è la vita, e la vita batte l’arte sempre. È una lezione che hai in qualche modo imparato nel tempo?”. Ha chiesto Hanks. “Sì” ha risposto Bruce. “In generale, ti batti fino alla morte prima di impararlo. Soprattutto se la tua arte e la tua musica sono qualcosa a cui ti sei aggrappato per salvaguardare la tua stessa vita. Tutti gli artisti ad un certo punto credono di poter vivere all’interno della loro arte. E quello che impari velocemente, o lentamente con dolore, è che al contrario non puoi. Alla fine della giornata, è solo il tuo lavoro e la vita ti aspetta fuori da quelle cose. Le canzoni possono impegnarti tutta la giornata, impegnarti la notte, possono cambiare il modo di pensare o il modo in cui ti vesti o possono solo farti esaltare con tre minuti di felicità, sai? Ma non possono darti una vita. C’è voluto del tempo perché imparassi la lezione. Grazie, Patti [membro della E Street Band dall’84 e moglie di Bruce dal ’91], grazie Patti. E’ stato uno sforzo sovrumano per me. Ora però so per cosa vale la pena vivere”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

~ di pinkcadillacmusic su 29 aprile 2017.

Una Risposta to “L’intervista di Tom Hanks a Bruce Springsteen al Tribeca Film Festival”

  1. amazing

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: